La città ideale?

Massimo Uberti recupera la «Sforzinda» del Filarete trasformandola in un’installazione al neon

Un'altra Milano è possibile. E mentre architetti, urbanisti e politici discutono sul futuro della nostra metropoli e sui mutamenti che ci attendono da qui all'Expo, c'è chi riflette sulla città ideale volgendo lo sguardo al passato. Riesumando, addirittura, la suggestiva pianta di Sforzinda, la città perfetta creata a tavolino nel 1465 da Antonio Averlino, detto il Filarete. Lo ha fatto Massimo Uberti e ora il disegno del Filarete - rifatto al neon - vola sulla testa dei visitatori che si recano al Chiostro della Magnolia della Fondazione Stelline (fino al 16 ottobre, corso Magenta 61, catalogo Electa).
«Dreams of a possibile city. Tendente infinito» è il titolo di questa ampia installazione di luce larga 27 metri e alta 14 che riproduce attraverso gli strumenti della modernità - cavi, tiranti e un sistema di pesi e contrappesi simili a quelli da vela, invisibili ma efficienti - il sogno tutto rinascimentale del Filarete.
C'è voluto oltre un mese, confessa l'artista, per allestire a dovere l'opera nel chiostro, che sarebbe bene visitare all'imbrunire, per poter meglio cogliere la suggestione del disegno fluorescente che si staglia contro il cielo scuro. Ieri sera, nel corso dell'inaugurazione di uno degli eventi più attesi del Fuori Salone, per la prima volta questi cavi di luce che compongono una figura a pianta centrale con inserita una stella si sono accesi regalando ai visitatori un'atmosfera insolitamente sospesa. Ed è stato bravo Massimo Uberti, classe '66, bresciano e da sempre attento interprete dell'arte della luce, a non sfruttare l'abusata associazione tra l'uso del neon e le luci della metropoli moderna. L'installazione è piuttosto il frutto di una lunga ricerca sui disegni di città ideali realizzati nel corso della storia da Dürer a Lorini: qualche anno fa Uberti ne ha selezionato alcuni e ha commissionato a tessitori indiani del Rajastan la realizzazione di tappeti decorati con le diverse rappresentazioni delle città ideali. Il disegno di Sforzinda, reinterpretato nella sua forma dall'artigianato artistico di una regione tanto lontana, è stato poi trasformato nuovamente da Uberti in una costruzione di pura luce. Entrando nel chiostro delle Stelline, la calma quasi metafisica del neon bianco, vividissimo, si sposa felicemente con l'arcaica urbanistica pensata dal Filarete cinque secoli fa e rivisitata dai tessitori indiani. Convinto che sia compito degli architetti creare città funzionali e degli artisti suggerire sogni, Uberti ci costringe a girare con il naso all'insù. Per guardare il cielo sopra Milano, e ricordarci dell'infinito.