Una città intasata di gabelle

Viviamo tempi calamitosi di prelievi diffusi e anche speciosi e i milanesi, che sanno d’essere sempre primi nella tosatura, temono che l’inverno porti più tributi che freddo. Valla a capire la politica. Si avverte che, per un particolare allineamento dei pianeti, la città non gode della benevolenza del potere centrale. Si sente che il governo di Roma non ha alcuna intenzione di mantenere le promesse fatte alla capitale morale e che probabilmente non si potrà contare sulle risorse che pure sarebbero necessarie per dotare la metropoli delle infrastrutture indispensabili se non si vuole perdere la sfida della competitività europea. Forse non è fine dirlo chiaramente, ma serpeggia il sospetto che le scelte politiche fatte da Milano non la rendano meritevole di attenzioni e agevolazioni. I vecchi regnanti che volevano premiare una comunità, la dichiaravano “fedelissima” e attenuavano qualche gabella. Milano fedelissima al nuovo potere non è e allora si tiene le gabelle che verranno.
I milanesi, però, hanno quasi sempre potuto contare sulla vicinanza del loro Palazzo a due passi dal Duomo, quel Palazzo Marino che è qualcosa di più e di diverso da un semplice municipio. Ma pare che anche lì si sia infiltrato il virus della tassazione. Parliamo del ticket anti-inquinamento, è chiaro. Era stato concepito per far gravare i costi della «pollution» ai seicentomila che ogni giorno si riversano da fuori nella città, lasciandovi gli scarichi velenosi dei loro veicoli. Si supponeva, insomma, che i milanesi fossero «parte lesa». Ma i piani cambiano e sembra che adesso i milanesi siano diventati imputati, sia pure meritevoli di qualche attenuante (leggi sconto). Qualcosa non quadra. C’è ancora qualche mese per esaminare a fondo la materia, speriamo che il buon senso prevalga. Sarebbe triste se ai venti gelidi che riverserà la Finanziaria sulla città dovessero unirsi i refoli del ticket. Sulla carta è disinquinante, ma non aiuterebbe Milano a respirare meglio. Soprattutto oggi.