La città messa in ginocchio dallo sciopero dei trasporti

Uscire a piedi o in macchina non ha poi fatto questa grossa differenza. Ci si è mossi comunque a passo d’uomo, tanto lungo le consolari soffocate dal traffico, quanto lungo i viali intasati di pedoni. È riuscito a mettere in ginocchio tutta la città lo sciopero di ieri. C’è riuscito come non accadeva da tempo, da parecchio tempo, per «merito» di un’adesione altissima, in alcuni casi prossima al 100 per cento. Mai scesa sotto l’80, stando ai dati sbandierati con orgoglio dai sindacati confederali, con in prima fila la Filt, la Federazione italiana dei lavoratori dei trasporti della Cgil. Assestatasi intorno al 53 per cento, secondo le stime decisamente più blande diffuse dall’Atac nel tardo pomeriggio.
Il bilancio, comunque la si veda, è da bollettino di guerra: sbarrati gli ingressi delle stazioni della metropolitana, dal Colosseo a San Pietro, da Pietralata a Battistini. Nemmeno l’ombra di un convoglio in circolazione sulla Roma-Viterbo, la Roma-Lido e la Roma-Giardinetti, la neonata versione in miniatura della Roma-Pantano. Pochi, pochissimi gli autobus in giro, roba da oasi nel deserto, tutti presi d’assalto dai romani appiedati e da tanti turisti. Sono stati loro a patire più degli altri le conseguenze dell’agitazione, a essere colti di sorpresa dalle braccia incrociate dagli autoferrotranvieri. «Sorry, for Termini?», chiedevano con poca speranza intorno agli hotel del centro, portandosi a spasso i nasi bruciati dal sole e gli enormi trolley d’ordinanza.
Ma anche una volta giunti in stazione il quadro era tutt’altro che confortante, con la maggior parte dei treni soppressi e qualche magra eccezione per quelli diretti a Fiumicino. Il paesaggio era scandito da bivacchi improvvisati davanti ai negozi, le librerie e i fast food, mentre all’esterno centinaia di persone aspettavano con fiducia che qualche «crumiro» li conducesse a destinazione. L’alternativa di prendere un taxi era un’impresa ai limiti dell’impossibile, visto che la fila era chiaramente sproporzionata rispetto alle vetture disponibili. O a quelle in arrivo a singhiozzo, alla spicciolata.
A Trastevere come a Ostiense, la scena non differiva più di tanto da quella vista a Termini, mentre alla Tiburtina i capilinea dei bus rimanevano desolatamente abbandonati a se stessi praticamente per l’intera giornata, se si escludono le fasce di garanzia in cui il servizio è stato regolare. E non è andata meglio sulle linee tranviarie: si sono perse le tracce del 19, già raro di suo; pochi i tram numero 8 che hanno fatto la spola tra largo Argentina e Casaletto, mentre lungo la Prenestina il 14 e il 5 hanno disertato i binari lasciando il traffico impazzire ai due lati della consolare. Peggio è andata sulla Casilina, dove il servizio della ex Roma-Pantano, già ridotto a causa dei lavori della Metro C, è stato limitato in mattinata alla sola tratta tra Centocelle e Giardinetti a causa di un incidente avvenuto all’altezza della stazione Filarete. E in periferia, stando a quanto comunicato dalla Tevere Tpl, sono state soppresse almeno 29 linee. Circa l’87 per cento delle corse, secondo Cotral.
Con lo sciopero, dunque, il ruolo di protagonista assoluto è andato al mezzo privato, l’unica ancora di salvezza residua per i cittadini diretti al lavoro. Macchine e motorini, complice l’apertura dei varchi Ztl, hanno fatto crescere il traffico in maniera mostruosa. Critica la situazione al mattino e all’ora del rientro sulle consolari, il raccordo, l’A24, la tangenziale specie all’altezza di San Giovanni e Tor di Quinto, la Pontina e via Nomentana. Il ribaltamento di un tir che trasportava frutta ha complicato ulteriormente le cose, costringendo alla chiusura di un tratto di via della Pisana e causando notevoli disagi alla circolazione. Nel complesso esasperante, non solo in periferia ma in tutte le arterie vitali del centro e verso nord. E il forte caldo non è stato certo il migliore alleato di chi, suo malgrado, ha dovuto fare i conti con lo sciopero e un’ondata di disagi capace di tenere la Capitale sotto scacco per tutto il giorno.