Città metropolitana Sfida da raccogliere

I l presidente della Provincia Filippo Penati ha preso decisamente, abilmente e, a mio parere, meritoriamente l'iniziativa sulla annosa questione della città metropolitana. Questo ente locale è stato formalmente introdotto nella Costituzione con la riforma del Titolo V, fatta dalla maggioranza di centrosinistra alla fine della scorsa legislatura. Alla sua consacrazione costituzionale, tuttavia non ha fatto seguito alcuna realizzazione concreta. Ed ecco la proposta di Penati, che egli stesso ha definito «frutto del lavoro del centrosinistra e del centrodestra», che consiste in un intervento sulla legge di istituzione de nuovo ente territoriale all'esame del Parlamento: dal 2009, alla scadenza del mandato di Penati, la Provincia per essere sostituita dalla Città metropolitana con un sindaco metropolitano eletto direttamente dai cittadini che si occupi di pochi temi di interesse generale come traffico e mobilità, sviluppo economico, sicurezza, immigrazione, energia, lasciando sopravvivere gli attuali comuni.
Da quando è a Palazzo Isimbardi, dopo aver battuto la Colli, il diessino Penati, con la sapienza del politico di professione, porta gradualmente ma tenacemente avanti questo progetto. Comportamento che suscita una malcelata diffidenza nella Casa delle libertà milanese: la sinistra, è il sospetto, vuole prendersi Milano contando di replicare nella futura Città metropolitana la maggioranza conquistata in provincia. È una diffidenza più che giustificata, avendo a che fare con una vecchia volpe di partito, scuola Prima Repubblica. Ma credo che il disegno di Penati non possa essere contrastato boicottando la Città metropolitana, di cui ormai è evidente l'urgenza. D'altra parte l'elettorato sta dimostrando una tale mobilità, autonomia e perfino imprevedibilità - con buona pace dei vari Mannheimer e Piepoli - che non è affatto scontato che la Provincia o la Città metropolitana del 2009 andrebbe alla sinistra.
Comunque ragionamenti di bottega di respiro tanto corto sono destinati al fallimento, portano a sicura sconfitta. Così facendo, infatti, si lascia a Penati il vantaggio di condurre il gioco che ha per posta una riforma inevitabile. Molto meglio, invece, accettare la sfida, misurarsi sullo stesso terreno, anche per non concedere ad altri il privilegio dell'immagine riformista.
Perciò il presidente della Regione Formigoni, il sindaco Albertini e i leader lombardi e milanesi della Casa delle Libertà devono prendere l'iniziativa replicando al presidente della Provincia, meglio se lanciando una loro proposta. Proposta che non dovrà essere necessariamente antagonista o alternativa a quella di Penati che ha effettivamente una sua concreta efficacia e semplicità. Oltre tutto nessuno può più eludere quella che - stando ai risultati di una ricerca dell'Ispo di Mannheimer - è ormai un’esigenza chiaramente percepita dalla grande maggioranza dei cittadini di quella che fino ad oggi è stata chiamata la Grande Milano.