Una città di missioni impossibili

L’aggressione al premier Berlusconi, la bomba alla Bocconi, l'allarme psicolabili isolati e l'allarme gruppi anarchici «informali» in vena di terrorismo: gli ultimi giorni hanno portato alla luce, tra le altre, anche la domanda «Ma in tutto questo che cosa stanno facendo realmente i servizi segreti a Milano?». Per alcuni troppo poco, per altri, come il ministro Maroni, quanto basta per evitare un clima ancora più pesante. Ad ogni modo, lavoro da fare ce ne sarebbe.
Come da tradizione. Dopo Roma, infatti, Milano è la seconda città italiana più importante dal punto di vista dello spionaggio, e per certi versi - spionaggio economico e culturale - si situa al primo posto. È un lato della metropoli del tutto invisibile, per definizione, agli occhi dei cittadini, ma quotidianamente movimentatissimo: tanto per fare un esempio lunedì scorso, già dopo il ferimento del Presidente del Consiglio, alla presentazione presso la Wannabee Gallery di via Thaon De Revel 3, del libro di Aldo Giannuli «Come funzionano i servizi segreti» (Ponte alle Grazie), c'era tra il pubblico mezza «intelligence» milanese e non solo degli ultimi trent'anni, anche i personaggi più discussi: da Francesco Gironda, già comandante dell'unità di guerra psicologica della Gladio a Milano, a ex brigatisti come Bonisoli, da uomini passati e presenti della Digos a qualche probabile esponente della famigerata «polizia parallela». C'erano poi Giuliano Tavaroli, ex celebre responsabile sicurezza Pirelli e Telecom, Danilo Di Biasio, direttore di Radio Popolare, il professor Goldkorn Cimetta e il nostro Stefano Zurlo nel ruolo di moderatore, nonché parecchi studenti universitari di estrema sinistra e Pasquale Guadagnolo, ex portavoce di Craxi e addetto alle relazioni esterne per l'Eni. Mancava soltanto Shirley Basset che canticchiasse il tema di Agente 007 - Missione Goldfinger e un barman che mescolasse (ma non shakerasse) dei vodka martini extra secchi. Fuor dalle facili battute, la serata è stata sintomo dello storico e viscerale interessamento dei servizi segreti, non solo italiani, con tutto ciò che avviene a Milano. «Interessamento che è prevedibile potrebbe aumentare anche di molto nel prossimo futuro - ci spiega Aldo Giannuli. La nostra conflittualità politica interna così esasperata, infatti, ci rende più deboli agli occhi dei concorrenti del sistema Italia. Ed è in un simile momento di debolezza che chiunque miri a ridurre la nostra influenza in aree in cui questa è crescente, come ad esempio il mercato delle commodities, delle materie prime, può trovare uno scenario d'azione facilmente sfruttabile. Tanto che in ultima analisi a qualcuno, magari pure certi nostri storici alleati economico-militari, potrebbe venire in mente l'idea di ripetere azioni di destabilizzazione che già tanti danni hanno fatto al nostro paese in passato».
E per la sua collocazione geopolitica e la sua storia, Milano - teatro di cinque delle diciotto stragi italiane del secolo scorso (Teatro Diana, piazzale Giulio Cesare, piazza Fontana, via Fatebenefratelli, via Palestro) nonché di svariate situazioni su cui ha gravato l'attenzione dei servizi segreti, come Mani Pulite o il rapimento dell'iman di viale Jenner - è, ancora prima di Roma, il terreno fertile su cui si potrebbe iniziare a destabilizzare la nazione. Si rinnova così l'eterna discussione su come rendere competitivi i servizi segreti italiani, come regolamentarli senza che perdano efficienza. «Uno dei punti nodali - ci suggerisce Francesco Gironda - sarebbe che i servizi segreti, che sono autorizzati con ben specifici limiti a violare, per superiore interesse nazionale, alcuni aspetti legali, siano sempre soggetti alla supervisione finale della politica».