La città nascosta tra i binari: il treno è la casa dei clochard

La città nascosta vive lungo i binari delle ferrovie. Non si vede perché è protetta dai muri di cinta e dai rovi, che crescono selvaggi. Ma è il rifugio di decine di disperati, che hanno trasformato i treni in disuso in baracche di fortuna. A Milano si trovano pressoché ovunque: negli scali inutilizzati, come quello di Porta Romana, in quelli ancora parzialmente attivi, come quello di via Farini. Ma anche in alcune zone esterne della trafficatissima stazione Centrale. Aree che, entro il 2015, dovrebbero essere restituite alla città e trasformate in parchi e complessi residenziali, come prevede la recente intesa siglata dal Comune e dalle Ferrovie dello Stato. Per il momento a viverci sono però soltanto clochard, extracomunitari clandestini e rifugiati politici in fuga dalle guerre. Che entrano senza problemi attraverso i cancelli sui quali i cartelli «Vigilanza armata, unità cinofile» sono soltanto moniti inascoltati.
Uno di loro si chiama Mohamed. Abita con un suo amico in quello che resta del deposito semidistrutto della stazione di Porta Romana. Quando non c’è nessuno passeggia lungo i binari, se si avvicina qualche occhio indiscreto preferisce nascondersi dietro una tenda a fiori blu. «Siamo qui da una settimana - racconta -, siamo rifugiati politici del Sudan. Prima vivevamo a Firenze. Siamo venuti qui per cercare lavoro, ma non abbiamo trovato niente». All’esterno c’è un materasso gettato per terra: «Ci dormiamo in dieci. Adesso non c’è nessuno. Gli altri vengono soltanto di sera». Poco distante, nascosto fra i cespugli, c’è un altro vecchio vagone semi arrugginito. In quella zona dello scalo la recinzione è crollata, e ha creato un varco che immette direttamente in via Brembo. «Usciamo di qui, così non diamo nell’occhio - spiega ancora Mustafà -. Io vivo sul treno con altre sei persone. Siamo tutti marocchini. Nessuno di noi lavora, quindi non possiamo prendere una casa e allora usiamo questi vagoni». Poi, dopo aver chiesto un euro e qualche sigaretta, sparisce nel caos della città. La sua casa di fortuna è un vecchissimo treno passeggeri completamente ricoperto di graffiti. Il pavimento è un tappeto di stracci e spazzatura, degli scompartimenti non resta quasi nulla, non c’è un solo finestrino sano. La scena si ripete all’esterno, dove fra i rovi crescono montagne di immondizia.
Da Porta Romana a via Farini la scena non cambia. Qui, poco distante dal cantiere allestito tre anni fa per riqualificare l’area e dalla dogana, ci sono decine di treni abbandonati. Anche questi sono utilizzati come dormitori. A testimoniarlo sono i vestiti e le scarpe lasciati ovunque e le lamentele di chi nell’area ci lavora. «Vediamo di continuo gente fare su e giù dai treni - conferma il responsabile del cantiere -, a volte qualche balordo ci ruba il materiale». Poi indica uno dei vagoni occupati. Anche questo è ricoperto di graffiti: il writer si è firmato «Zow 24». Fa parte di un vecchio convoglio usato per le trasferte dei tifosi. È parcheggiato lì da anni. Degli apparati tecnici non rimane più nulla, neanche un solo estintore. Ogni scompartimento è diventato una camera da letto, con tanto di finestrini oscurati e sedili smontati per essere più comodi.
Anche nello scalo di San Cristoforo la presenza degli «ospiti» clandestini è realtà ormai da diversi anni. Qui in un’area comunale a ridosso della ferrovia c’è un accampamento di zingari. Proprio come sotto il cavalcavia Bacula, in zona Bovisa. La stessa cosa succede nella stazione Centrale, nelle aree più lontane, quelle che si estendono dove termina la galleria.