«La città non si farà imporre la moschea»

(...) di referendum. Referendum è la parola d’ordine da ieri al centro del dibattito politico genovese dopo l’iniziativa trasversale firmata dai consiglieri regionali Gianni Plinio di An, Matteo Rosso di Forza Italia e Rosario Monteleone dell’Udc secondo i quali la città deve essere consultata sul progetto della moschea, «indipendentemente da come uno la possa pensare su un progetto del genere- chiarisce Plinio-. La nostra idea è quella di permettere ai genovesi di dire la loro in maniera democratica perché non è consentibile che la Vincenzi abbia dato il via libera alla moschea attraverso una specie di trattativa privata con l’imam». Così nasce il Comitato bipartisan fondato dai tre consiglieri regionali a cui sperano si possano unire altri colleghi di qualsiasi provenienza politica, «perché il referendum è un’iniziativa democratica alla quale nessuno può sottrarsi» spiegano i tre mosche(a)ttieri della democrazia genovese.
Vai a dargli torto ad uno strumento di democrazia così diretto, soprattutto per chi viene da sinistra. Così, la scelta di fare esprimere la città sulla realizzazione di una moschea, che sia alla Darsena, in centro o a Cornigliano, al momento non ha ricevuto pareri negativi.
Anzi. Franco Bonello (Unione a Sinistra) non trova elementi per i quali una iniziativa del genere possa essere fermata: «Sarebbe un grande momento di civiltà- spiega Bonello-. Ma è un tema che va oltre le scelte politiche: queste sono questioni etiche e culturali ed è per questo che non mi meraviglierei se ci fossero gruppi della maggioranza in Regione che vi prendessero parte». Tuttavia Bonello non entrerà a far parte del Comitato referendario, né firmerà la petizione perché «la ritengo una iniziativa superflua e che, comunque, rischia di assumere un significato razzistico, vanno rispettati gli usi e i costumi di ognuno». «Ma quale razzismo. Questa è una vergognosa imposizione da parte del sindaco alla sua città - replica a Bonello il collega di maggioranza Rosario Monteleone-. Qui nessuno si è detto favorevole o contrario alla moschea. Chiediamo solamente che in città si apra un dibattito serio e profondo che possa coinvolgere il mondo dell’associazionismo e quello religioso. È una materia delicata che va approfondita perché non abbia conseguenze dopo la realizzazione di questo progetto». Obiettivo di Monteleone, il comportamento della Vincenzi considerato poco democratico: «Non esiste che il primo cittadino prenda una decisione del genere senza neanche confrontarsi con il suo consiglio comunale» tuona l’ex assessore di Tursi.
Dello stesso parere anche Gianni Plinio che si augura che la raccolta firme non debba neanche partire: «Sta al buonsenso della Vincenzi capire le finalità di questa operazione - spiega -. Se non ci saranno risposte partiremo con la raccolta firme». Il comitato bipartisan dà sei giorni di tempo alla Vincenzi. Senza riposte si parte venerdì con i banchetti nel centro città. Intanto anche Fabio Broglia (Pd) è pronto a fare il suo ingresso nel comitato «a patto il voto venga concesso anche agli extracomunitari regolari» allarga la discussione. Ma il referendum non trova ostacoli.
I banchetti sono pronti e seimila firme non sono certo un obiettivo impossibile da raggiungere. La palla passa al sindaco o direttamente ai genovesi.