«Le città non sono spiagge» Il Veneto contro gli zoticoni

Ettore è con mamma e papà: lui ha quattro anni, il cartello non lo può leggere. Vorrebbe solo mangiare il suo kebab, perché è sabato, è fine luglio ed è il suo pomeriggio in città. Succede tutto fra un vigile e i genitori di Ettore: sui gradini del municipio di Verona non si può mangiare, dovete spostarvi. Finisce in multa. E in polemica, quella che fa nascere il «panino democratico». Espressione coniata da Paolo Peveraro per attirare in Piemonte (regione di cui è vicepresidente) turisti dalla fame insaziabile, che non resistono ad affondare i denti nel sandwich neppure di fronte a un divieto comunale. Peveraro ha assicurato che il panino, a Torino, si può mangiare persino in piazza San Carlo. Non come a Verona. Dove un’ordinanza dice che, nei luoghi storici, non si pasteggia e non si bivacca.
Per la famigliola della provincia veronese la giornata in città è finita con 50 euro in meno e la notorietà. A difesa di Ettore si è subito schierato il vicegovernatore del Piemonte. Il Veneto invece no. Insiste, compatto: il decoro è quello che salverà le nostre città. È ciò che chiedono i cittadini e che i turisti ammirano (e, se non lo apprezzano, meglio che si adeguino). Per cui il sindaco veronese è stato spalleggiato da destra e da sinistra. Dal governatore Galan e dal sindaco di Venezia Cacciari. Flavio Tosi, il primo cittadino leghista in carica da poco più di un mese ma già famoso per i suoi provvedimenti anti-maleducazione, dice che l’ispirazione gli è arrivata anche dagli avversari: «La multa ai clienti delle prostitute - racconta - è un’idea di Padova», cioè del collega Ds Flavio Zanonato. E la norma contro i bivaccatori imita quella voluta da Cacciari per piazza San Marco dove, da quasi due mesi, sei giovani laureate invitano i turisti a comportarsi in maniera civile: niente pic-nic sul sagrato, sacchi a pelo negli zaini e non per terra, torso coperto. A scanso di equivoci, le sei «hostess» parlano dieci lingue: che nessuno dica che non ha capito. Che nessuno approfitti del fatto che non sta a casa sua: «Fino a ora sono state solo quattro le persone multate, su qualche centinaio invitato dai vigili a comportarsi in modo corretto - spiega Tosi -. E, fra questi, molti hanno applaudito: soprattutto stranieri».
I vigili dicono che anche la famigliola era stata invitata a spostarsi, ma senza successo. «È chiaro che la sanzione fosse rivolta alla madre: un bimbo di quattro anni non si può multare» dice il sindaco di Verona. Cacciari gli ha dato man forte: «I turisti devono rispettare di più le città, le mamme dovrebbero educare i bambini a rispettarle». Il piccolo Ettore «non girava da solo»: niente scuse, come per quei visitatori «che scambiano Venezia per una spiaggia».
Che poi le città di mare non scherzano. Da Capri a Viareggio, da Alassio a Lignano sono state fra le prime a ribellarsi a bikini e zoccoli sfoggiati per le vie del centro e panchine scambiate per lettini da mare. Pietrasanta ha vietato di stendere lenzuola e asciugamani sul terrazzo o alle finestre. «Danno all’immagine e al decoro» dicono gli amministratori.
A Bologna l’amministrazione ha pensato di ricorrere al test del Dna sugli escrementi dei cani per identificare i padroni maleducati. Un metodo che in alcune città tedesche sembra funzionare. Forse perché i cittadini, lì, sono tedeschi: per lo scrittore Salvatore Niffoi «la multa si paga, e poi si torna all’imbecillità quotidiana». Questione di educazione, ma il sindaco Tosi dice che «Verona è sporca, disordinata, insicura e degradata» e da qualche parte bisogna pur cominciare a ripristinare il vecchio «senso civico». Il suo prossimo passo sarà la multa di mille euro a chi compra merce contraffatta. La battaglia contro gli ambulanti non è solo sua: a Roma 40 agenti hanno impiegato tre giorni per sgomberare il suk improvvisato sotto piazza San Pietro. «Si cerca di essere tolleranti: ma la misura era colma» ha spiegato un vigile.
La proporzione, in questi casi, conta. E infatti - precisa il sindaco Tosi - mangiare un panino «non è un reato, ma è scorretto non rispettare una norma», indica un comportamento di un certo tipo. «Ma se una città è già un porcile - obietta lo scrittore Vincenzo Cerami - con quale argomento convinci una persona a non buttare la cicca per terra?». Il Veneto prova a convincere. Che il divieto - forse - non sarà democratico, ma l’educazione sì.