«Città partecipata» lancia Budria contro la Vincenzi

La replica: «Io e Patrone restiamo dove siamo, uno al centrodestra e uno al centrosinistra»

Stefano Budria candidato sindaco, Pino Cosentino capolista al Comune di Genova, e Davide Cervi capolista al Municipio Centro Ovest ed anche portavoce assieme al collega Fabrizio Fabrizio Tringali: sono questi i leader di «Città partecipata», movimento fondato «per dare ai cittadini la possibilità di decidere direttamente sui temi che riguardano la città, in particolare bilancio, opere pubbliche, trasporti e privatizzazioni». Parola d’ordine, democrazia diretta, dunque, anche a costo - pare - di rimettere in discussione la delega attribuita agli eletti. Per Budria e compagni ci vuole di più e di meglio: «Il mandato delle cariche esecutive, sindaci, presidenti di Provincia e Regione - spiegano nel loro manifesto politico - dev’essere revocabile con referendum convocato su richiesta di un certo numero di elettori». Per questo gli esponenti del movimento scendono in campo già alle prossime amministrative, con un simbolo - «Città partecipata-Il Cantiere-Partito Umanista» - e con una serie di rivendicazioni che mettono al primo posto il diritto esclusivo dei cittadini a contare davvero. «Genova - spiega Budria - rischia l’immobilismo. Le scelte importanti come l’inceneritore, il Terzo valico, la gronda autostradale rischiano di essere prese in base a interessi economici e di parte, e non in base alla volontà popolare e all’interesse generale». La proposta di «Città partecipata» è diversa: «Vogliamo che le decisioni importanti siano prese dai cittadini, che gli eletti siano tenuti a rispettare queste decisioni e obbligati a far sapere cosa stanno facendo in assemblee pubbliche almeno mensili. I consiglieri devono essere anche portavoce degli orientamenti delle assemblee pubbliche, e dovranno decadere dal mandato in caso di assenza dal 20 per cento delle sedute». Tra i due blocchi contrapposti, infine, «Città partecipata» mantiene una certa distanza. Ma attenzione: per i seguaci di Budria, che comunque non voteranno Marta Vincenzi al primo turno, centrodestra e centrosinistra sono uguali, anche se il centrosinistra è un po’ più uguale del centrodestra: «La nostra storia personale - ammette il candidato alla successione di Pericu - è ancorata ai valori della sinistra storica, che riteniamo attualissimi». Questo è chiaro. Il resto è ancora in «Cantiere».