Città povera e violenta? Non esageriamo

Fa un caldo boia, e sembra di avere le traveggole. Lunghe file all'ex Monte di Pietà? Se non sono signore che vi portano le pellicce, dato l'ottimo impianto frigorifero, saranno fantasmi canicolari del passato, da Lodovico il Moro al Carlin Porta (quando i meneghini impegnavano i materassi per fare Carnevale) o ai bombardamenti del '43. La differenza fra ricchi e poveri, per 2500 milanesi con redditi miliardari (in lire) nel 2003 che pagano le tasse? Un fossato incolmabile, con buona pace di Pellizza da Volpedo e del suo «Terzo Stato». Sotto la Madonnina (zona 1) non si riesce a comprare una casa, magari con vista sul Castello, e si lascia la città? Come se i londinesi abitassero in Piccadilly e i newyorkesi in Times Square. Situazioni che possono sfociare anche nella violenza? Teniamo giù le parole, per favore.
Eppure questo è il quadro allucinante descritto sul Corriere da Armando Torno. Un gran pastrocchio mirato. Torno parte dai dati dell'Agenzia delle Entrate, che riguardano le tasse pagate, ma parla di evasori e criminali economici. Non lo aiuta una giornalista disinvolta, forse inesperta, che mette insieme auto che ruggiscono, panfili al largo, superattici con bagno, depositi bancari e risparmiatori che, appunto, «invece di investire mettono i soldi in banca». Un rebelott che non bada ai mezzi. A Torno non giova neanche il responsabile dell'ufficio studi dell'Agenzia che, invece di studiare, racconta: «Abbiamo puntato, abbiamo scoperto...», facendo confusione (ah, questi studi!) fra imposte sul reddito e sulle società.
Ma la vera rovina di Torno è un sociologo incorporato che depreca l'assenza di un'etica e della libera concorrenza «negli ultimi 10 anni» (e vi raccomandiamo quelle di 11, 21, 31 anni fa...!). Scientifico: «Basta guardarli in faccia questi nuovi ricchi, sono volgari». Alla fine di questo guazzabuglio - c'è del metodo in questa follia - un intellettuale come Armando Torno si fa una bella domanda: se Milano è ancora una città dove tutti potrebbero vivere senza vergognarsi. Per noi sì. Basterebbe che si rispondesse davanti allo specchio, invece di stravolgere la realtà gettando fango nel ventilatore che non gli allevia gli effetti di questo caldo.