Città «riservata» ai no global Anche quando non ci sono

(...) da parte degli uffici comunali era stata chiara: «Non c’è possibilità di avere piazza della Commenda perché è già stata chiesta per una manifestazione degli anti G8». Mai palla fu più colossale, e per testimoniare quello che già il Giornale aveva anticipato ieri, abbiamo deciso di attendere per tutta la mattina che qualche no global facesse capolino a ridosso dei caruggi per le commemorazioni legate al decimo anniversario del G8 di Genova 2001.
Alle 10 la piazza si presenta praticamente deserta, giusto un paio di persone al tavolino all’esterno di un bar che sorseggiano un caffè. Uno può dire, quelli dei centri sociali sono gente che tira tardi la sera e forse si muove con tempi lunghi. Allora raggiungiamo la sede di Indymedia, uno dei promotori delle manifestazioni della rete anti G8 che occupa spazi universitari in via dell Fontane. Si cerca di capire se da lì si muove qualcosa, ma i locali abusivi hanno le saracinesche abbassate. Si attende un’altra ora, ma di no global nemmeno l’ombra. Alle 11 in piazza della Commenda ci sono solo una coppia di giovani turisti francesi che scattano foto e si fermano con una guida sotto il palazzo per leggere quanta storia è passata da qui. Passa mezz’ora e un gruppo di poliziotti passeggia a piedi verso via Pré. Ma chi si aspetta che gli uomini delle forze dell’ordine siano arrivati a monitorare resta deluso: passano e escono di scena dalla piazza continuando il loro giro di routine. Allo scoccare del mezzogiorno lo scenario non cambia, cambiano solo i volti delle persone che transitano da piazza della Commenda ma di manifestazioni nemmeno l’ombra.
Insomma, da ieri è ancora più evidente come Genova abbia negato un diritto. Quello di manifestare, rendendo ancora più chiara l’indicazione a forze dell’ordine e istituzioni (mai ufficializzata) perché in città non si tengano manifestazioni nei giorni precedenti a quelle no global fissate per il 23 luglio. Una reazione sulla quale sarebbero necessarie delle spiegazioni come ieri ha chiesto Gianni Plinio al Prefetto Antonio Musolino. L’ex consigliere regionale era, insieme a Matteo Rosso, l’organizzatore della raccolta firme bloccata: «È necessario che il Prefetto risolva il “giallo” della piazza negata al Pdl - ha detto Plinio, spiegando di aver fatto capolino lui stesso nella zona di Pré ieri mattina -. Vorremmo sapere se nella nota comunale di divieto a noi fatta pervenire siano scritte cose corrispondenti al vero e, in caso affermativo, perché e sotto responsabilità di chi. Non vorremmo che nella “città dei diritti” tanto strombazzata dalla sindaca che si appresta a commemorare i fatti del G8, gli unici ad avere i diritti sospesi o negati, siano quelli come noi che solidarizzano con le forze dell’Ordine e si battono per la sicurezza dei cittadini e per la legalità».