In città è scattato «l’allarme rosso»

Cinque minuti dopo l'arrivo della notizia degli spaventosi attentati a Londra, era già scattato il piano di rafforzamento dei servizi di sicurezza per mezzi di trasporto, ferrovie e aeroporti, e altri obiettivi sensibili in città. «Vogliamo che i milanesi continuino a vivere serenamente - puntualizza il questore Paolo Scarpis -. Costringerli a cambiare stili di vita, ad avere paura, significa già far vincere il terrorismo, che deve invece essere sconfitto con le armi della democrazia». Assicurazione che arriva opportuna, perché ieri in metropolitana c'era tensione e paura: «Siamo tutti in pericolo...», il commento dopo le bombe londinesi. La maggior attenzione è appuntata ovviamente sulla metropolitana che per l'affluenza di passeggeri e l'alto numero di accessi viene considerato il primo e più facile bersaglio del terrorismo di matrice islamica. Altri obiettivi sensibili le stazioni Centrale, 300mila viaggiatori al giorno, e Cadorna e gli scali aerei. Ma l'attenzione è alta anche per i luoghi di culto, chiese e sinagoghe, e i parcheggi destinati alle forze dell'ordine. Già indicati l'anno scorso in una informativa dei servizi segreti, arrivata in Questura ai primi d'agosto l’indicazione di alzare la soglia di allarme è arrivato dal prefetto Bruno Ferrante: «Vi è da parte delle forze dell’ordine la massima attenzione e grandissimo impegno nel presidio del territorio - ha affermato Ferrante - ma si devono evitare paure irrazionali che gioverebbero solo a chi vuol seminare terrore». L’autorità di governo ha perciò preso contatto con il questore e i comandanti provinciali di Carabinieri e Guardia di finanza, affinché venga ripristinato il modello di intervento attuato in seguito al gravissimo attentato di Madrid dell’11 marzo 2004.
«Questo non significa che il grado di allerta fosse stato abbassato - interviene Scarpis - in quanto le forze dell’ordine non hanno mai cessato di vigilare sull’incolumità dei cittadini». Alla sicurezza in città partecipano attivamente anche i carabinieri a cui spetta invece quasi esclusivamente la vigilanza in provincia: «Abbiamo allertato tutte le nostre caserme, destinando i nostri uomini in particolare alla tutela di grossi centri urbani e bersagli vari sparsi sul territorio - precisa il comandante provinciale Cosimo Piccinno -, inoltre grava in particolare sull’Arma la sicurezza delle stazioni locali e delle linee ferroviarie».
I trasporti dunque rimangono il principale problema per la sicurezza in città. Per questo, dopo l’attentato alle Torri gemelle, era partito un progetto che ha fatto salire a 1.500 le telecamere in metropolitana, tutte poi collegate a un sistema di registrazione. In questi anni inoltre sono stati approntati piani per la sgombero rapido dei passeggeri e per l’accesso di squadre di soccorso. Linee, marciapiedi e mezzanini, ma anche gallerie e ogni stanza o ripostiglio vengono controllati quotidianamente da decine di poliziotti, carabinieri e vigili urbani.
Sono oltre 300 i poliziotti e i carabinieri impegnati esclusivamente nella sorveglianza della stazione Centrale, in nuclei di circa 60 unità che ogni giorno ispezionano tutti i locali dell’imponente edificio (in particolare il deposito bagagli dove vengono lasciate mediamente 800 valigie) e i binari fino a fuori città. L’informativa dei servizi segreti trasmessa lo scorso agosto indicava poi Cadorna come obiettivo alternativo. Qui infatti si intersecano le due principali linee, rossa e verde, del metrò con quelle delle Ferrovie Nord, porta d’accesso per i pendolari da Varese e Como, e con il Malpensa Express. E a proposito del dossier della nostra intelligence, poi tradotto il 4 agosto scorso in una circolare riservata del questore, non ci sono solo i trasporti nel mirino di eventuali attentatori. Anzi in quell’occasione Scarpis scrisse a tutti i dirigenti dei suoi uffici, in particolare Digos e Volanti, e alle altre forze di polizia, di prestare la massima attenzione ai «luoghi di culto e in generale della cristianità». Vale a dire chiese e sinagoghe, che avrebbero potuto essere oggetto di attentati usando il collaudato sistema dell’autobomba. Per questo gli uomini impegnati nel territorio da un anno devono prestare la massima attenzione alle vetture parcheggiate davanti al «bersaglio», che devono essere identificate, individuando lo scopo della sosta. E nei casi dubbi devono intervenire gli uomini dell’antisabotaggio per procedere a immediata «bonifica» dell’area.
I servizi segreti italiani infine hanno indicato alle forze di sicurezza milanesi anche un bersaglio tutto sommato insolito: i parcheggi delle forze dell’ordine. Anche in questo caso qualsiasi veicolo «non identificato» deve essere controllato e «bonificato» dagli artificieri.