Alla città sepolta dai rifiuti mancava solo l’opera d’arte

Quale arguta divinità può aver indotto i dotti funzionari del museo Madre di Napoli a dedicare proprio in questi giorni una grande mostra all’opera imperitura di Piero Manzoni, il leggendario artista lombardo il cui nome resterà associato per sempre a quel grandioso evento mitopoietico che fu la metamorfosi della sua merda in scatola in opera d’arte?
Deve trattarsi di un nume piuttosto spiritoso, visto che l’apertura di quella mostra è avvenuta proprio mentre i geniali baroni di quell'amenissima città si dedicavano con maggiore impegno alla creazione di quel work in progress di dimensioni molto più imponenti che è la famosa «emergenza monnezza», ossia l’ostensione quotidiana, a cielo aperto, delle deiezioni delle case dei loro sudditi...
Non sarà pertanto esagerato immaginare che soltanto la dea Fortuna, la signora del Caso e del Destino, può avere escogitato questa coincidenza abbagliante fra l’inaugurazione di una mostra al cui centro figurano alcune scatolette contrassegnate da un’etichetta che ne definisce il contenuto «Merda d’artista» e la fragorosa esplosione di un evento metropolitano che potrebbe legittimamente fregiarsi del titolo «Merda di Napoli».
Quanto al messaggio che i napoletani potranno e dovranno scorgere in questo prodigioso accostamento nel tempo e nello spazio di due eventi così stranamente affini per la loro comune natura escrementizia esso potrà essere soltanto la rivelazione del dovere di scorgere nell’uno una metafora dell’altro.
Una metafora o una sinèddoche? La parola agli esperti del ramo Figure Retoriche. I quali si affretteranno a spiegarci che mentre la metafora consiste nella sostituzione di un termine con un altro connesso al primo da un rapporto di parziale affinità semantica, la sinèddoche invece consiste nel conferire a una parola un significato più o meno esteso di quello che normalmente le è proprio, per esempio nominando la parte per indicare il tutto o viceversa.
I cultori della metafora non mancheranno quindi di insinuare che l’arte che oggi si promuove nei musei di Napoli sotto le bandiere dei suoi attuali sovrani altro appunto non è che una metafora di quella spazzatura della quale i medesimi sovrani non cessano di incoraggiare l’esposizione en plain air. I cultori della sineddoche, invece, non esiteranno a spiegarci che il rapporto fra il pattume proposto come arte nelle sale del museo Madre e quello esposto alla luce del sole in tutte le strade e le piazze della città è precisamente quello della parte con il tutto.
Nel còmpito di decifrare il prezioso messaggio racchiuso in questa fantastica concomitanza di eventi potrà essere comunque di grande aiuto sapere che i due membri della splendida coppia regale che oggi detiene il potere e la gloria a Napoli e dintorni, le altezze Bassolino e Jervolino, sono entrambi, simultaneamente, due famosi apprezzatori di monnezze artistiche e due geniali gerenti di monnezze urbane e regionali.
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