La città si chiude e ha paura dello straniero

«Non se ne può più di questa gente. Certe sera gridano talmente tanto che non riusciamo neanche a dormire. E poi spacciano, spacciano, hanno sempre qualcosa in mano da vendere. Ormai la piazza del mercato è loro». La gente di Erba è ancora sotto choc. C’è sospetto, nei confronti degli immigrati che vivono nei palazzoni di via Mazzini o alla periferia lungo la strada che porta a Merone. Per colpa loro ci vanno di mezzo tutti. Ci va di mezzo Khadija, marocchina, 27 anni, un marito e due bambini, abiti occidentali e occhiali di Dior. «Adesso si scatenerà una guerra di religione. Ma la religione quando succedono queste cose non c’entra. C’entra l’ignoranza. Noi non abbiamo paura, perché ognuno si prende le responsabilità per quello che ha fatto. E noi non abbiamo fatto niente». La gente di Erba, invece, paura ne ha. Ne dicono tante dei maghrebini che girano per la piazza. Il titolare di un negozio di alimentari che si affaccia su piazza Mercato dice «che ne fanno di tutti i colori, anche se una volta era peggio. Bevono, si ubriacano e spacciano». Perfino gli immigrati regolari, quelli che con la droga non vogliono avere niente a che fare, li condannano. «Rovinano la nostra reputazione - dice un ragazzo davanti a un Kebab -. Noi la droga non la vogliamo neanche vedere. Mentre loro sono sempre lì a spacciare e a fare casini». Tutto un altro mondo, rispetto a quello di Raffaella che pure aveva deciso di fare di quel mondo la sua scelta di vita.