«La città si merita l’Agenzia per l’Innovazione»

Sabrina Cottone

«Milano si merita l’Agenzia per l’Innovazione. Confidiamo che la scelta compiuta dal governo venga confermata». Carlo Sangalli, il presidente della Camera di commercio, è in prima fila nella difesa dell’organizzazione per cui si batte da anni e che ha come obiettivo sostegno e consulenza alle piccole e medie imprese di tutta Italia, così che possano competere sul mercato globale. I timori di una frenata non mancano, a causa di titubanze all’interno del governo del ministro per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, restìo a cedere le competenze di coordinamento nazionale. «Non vogliamo un contenitore senza contenuto» l’altolà lanciato da Bersani proprio a Milano.
Ieri sera al Piccolo Teatro, a sostenere la causa è arrivato Luigi Nicolais, ministro per le Riforme e le Innovazioni della pubblica amministrazione: «L’Agenzia nasce con la piena condivisione del governo. Definiremo il progetto entro gennaio e partiremo subito. Dobbiamo accelerare». Sul palco a parlare del nuovo che avanza, oltre al ministro, il sindaco Letizia Moratti, il presidente di Assolombarda Diana Bracco, il presidente di Promos (Azienda speciale per l’internazionalizzazione della Camera di commercio di Milano) Bruno Ermolli. «A gennaio contiamo di partire con la nomina del commissario e del Comitato d'indirizzo, per marzo prevediamo l'avvio operativo. Eviteremo le duplicazioni, è uno strumento che si aggiunge e che lavorerà in rete» assicura la Moratti.
Milano è scelta tutt’altro che casuale, come conferma il rapporto della Camera di commercio. Milano è prima in innovazione con oltre 15mila imprese, il 12,4% delle imprese italiane high tech, oltre 144mila addetti, circa mille brevetti europei e 17mila nazionali. Milano copre il 53% delle importazioni e il 29% delle esportazioni nazionali high tech. E la Lombardia non è da meno: a livello europeo è seconda, preceduta solo dall’Île de France.
Numeri che parlano da soli. Il governo Berlusconi aveva deciso proprio su queste basi di stabilire a Milano la sede dell’Agenzia e di affidarne la gestione alla Camera di commercio, che grazie alla diffusione capillare a livello nazionale era sembrata l’organizzazione più adatta. Per l’Agenzia erano stati stanziati 50 milioni di euro l’anno per tre anni. Prodi al momento non ha ritirato l’impegno, ma ha concesso solo un argent de poche (5 milioni l’anno). E nonostante le rassicurazioni, i dubbi sulle reali intenzioni del governo sono consistenti. A partire dal timore che diventi un distaccamento gestito da Roma.