La città della sinistra? "Meno lavoro ai milanesi per darlo agli immigrati"

Il candidato anti-Moratti cambierà la legge sui concorsi pubblici. Il
sindaco: "Penalizzerà italiani e stranieri che vivono a Milano"

La fatidica pagina 27, quella che racchiude tre o quattro concetti chiave del Pisapia-pensiero (dalla case fai-da-te per i rom alla moschea). Il candidato sindaco del centrosinistra che il 29 e 30 maggio sfiderà Letizia Moratti al ballottaggio nel suo programma elettorale promette «la modifica della legge che vieta la partecipazione a concorsi pubblici ai cittadini stranieri, introducendo invece il requisito di residenza e permesso di soggiorno». Questo perché «conducenti dei mezzi pubblici, tassisti, e in genere sportellisti pubblici fanno molto più per l’integrazione di qualsiasi altro sistema, come anche poliziotti, vigili del fuoco». Tradotto dal Pdl, che ha stampato la paginetta in formato manifesto e tappezzato la città: «Con Pisapia, più posti di lavoro agli immigrati e meno ai milanesi». La stessa lettura data ieri mattina in un’intervista a Radio24 dal sindaco Moratti, «Umberto Bossi difende i milanesi - premette, dopo le critiche della sinistra al senatur che ha prospettato una zingaropoli se il centrodestra perderà Milano -, Pisapia invece nel suo programma vuole modificare la legge per aprire i concorsi pubblici agli stranieri che hanno solo permesso di soggiorno o residenza. Questo penalizzerebbe non solo i cittadini milanesi ma anche gli immigrati che sono residenti da lungo periodo, che lavorano da tempo e pagano le tasse in città». Questo «è grave - puntualizza -, in un momento difficile di crisi e difficoltà economica significa togliere lavoro ai milanesi e ai regolari che sono qui da tempo».
Ma non è certo l’unica paginetta che la lascia perplessa, «nel programma di Pisapia - prosegue la Moratti, che dai prossimi giorni parteciperà ad eventi in tutte le nove zone, dove il Pdl ha sparso 27 gazebo (tre in ognuna) - leggo della carta dello studente, di facilitare l’incontro tra domanda e offerta, della conferenza permanente tra Comune, università ed enti di ricerca. Che ci sono già. Sulla parte lavoro non leggo altro, vedo che loro svendono sogni e speranze. Noi abbiamo parlato con i fatti». E concentrando l’analisi sul tema lavoro, quei fatti sono «aver dato lavoro ai giovani, case agli studenti senza alloggio, buoni lavoro per i ragazzi e oltre mille borse di studio. Abbiamo messo sul tavolo cento milioni per facilitare il microcredito per i giovani, le donne e chi li assume». Ancora: il Comune ha creato in questi anni «gli incubatori di impresa che hanno fatto nascere 95 aziende giovani che impegano oggi 550 ragazzi». In prospettiva 2015, «Expo creerà 61mila occupati all’anno». Questi «sono i nostri fatti. Se le famiglie hanno potere d’acquisto questo significa lavoro: se il reddito delle famiglie lo massacriamo con tasse e aumenti delle tariffe - conclude la Moratti - non facciamo una buona operazione per il lavoro. Pisapia pensa a nuove tasse e ad aumentare l’Ici sulla seconda casa».
Il sindaco torna anche sui fischi ricevuti due giorni fa al presidio delle associazioni a sostegno dei disabili, a cui ha partecipato con il governatore Roberto Formigoni. E precisa che «non erano per me ma per il governo, fischi ingiusti. Sono andata lì sapendo che c’erano ma volevo parlare e ascoltare. Del resto la manifestazione non era per Milano, c’erano tutte le associazioni della Lombardia e il presidente di Ledha anzi mi ha ringraziata pubblicamente per quello che il Comune ha fatto in questi anni per le famiglie con disabili».