Città sotto choc: «Roveraro uomo esemplare»

L’imprenditrice Rita Zacchel: «Metteva la stessa intensità in tutto quello che faceva e per chiunque lo facesse»

Gaia Cesare

«Milano perde una figura esemplare, un uomo che a questa città ha dato cultura, impegno civile e massima dedizione, con un stile improntato alla sobrietà, alla discrezione, all’eleganza». Le prime parole di chi del finanziere Gianmario Roveraro ha conosciuto l’altra faccia, quella dell’uomo impegnato per la città e per la crescita dei giovani, sono rotte dall’emozione per la notizia della sua morte, un epilogo tragico chiusosi col ritrovamento del corpo del banchiere, martoriato dai suoi aguzzini e poi gettato sotto un cavalcavia in provincia di Parma. Mario Viscovi, che gli succedette alla presidente della Faes - l’associazione Famiglia e Scuola da lui fondata nel tentativo di dare un’istruzione «alternativa» ai giovani milanesi - ne ricorda le doti di innovatore, il ruolo di apripista di molte iniziative sociali: «Era dedito alla pedagogia, i suoi interessi non si limitavano alla Finanza. In trent’anni di amicizia ne ho ammirato la dedizione e la passione per gli altri. Nulla può giustificare la bestialità di questa vendetta».
Alla sede dell’Opus Dei cittadino, poche ore dopo la notizia del ritrovamento del corpo, le facce sono scure, poca voglia di parlare. Lo farà più tardi Antonio Monteleone: «Io stamattina avevo inviato una lettera alla moglie, dicendo che speravo in un esito positivo della vicenda. Ma ora mi sembra di capire che sia finito in mano a degli psicopatici. È una cosa assurda. L’irruzione del male e della sofferenza in una famiglia, in questo modo, sono cose ingiustificabili». A nome della famiglia, in via Alberto da Giussano, parla l’avvocato, Domenico Contestabile: «È un dolore troppo grande, non ci aspettavamo questa notizia». Un dolore che spiega il silenzio dei familiari. «È comprensibile la loro volontà di non parlare», dice ancora l’avvocato mentre in serata il sostituto procuratore Alberto Nobili, che ha coordinato le indagini del sequestro, lascia l’abitazione dei parenti del finanziere insieme ad alcuni ufficiali dei carabinieri.
Ilvo Bruschi, consigliere della Yard, la società di Roveraro in cui il finanziere ha trascorso le ultime ore prima di recarsi a un incontro dell’Opus Dei per poi sparire nel nulla, non si dà pace: «Era un grande uomo. Per il suo passato, per i rapporti che stabiliva con la gente. Andare oltre la sfera professionale per entrare in quella umana era un passo obbligato con lui».
«Sdegno, sofferenza, angoscia. Qui alla sede Opus Dei sono queste le sensazioni di oggi. Roveraro era un cristiano autentico, col pallino di togliere dalla strada tanti giovani e di garantire loro una formazione adeguata e un futuro professionale», dice Aldo Capucci, della direzione nazionale.
Ma c’è chi non può dimenticare il suo ruolo nella Finanza italiana. «Ha creato con Akros una struttura di eccellenza nella negoziazione dei titoli. È stato un numero uno, uno di quegli uomini che hanno fatto la storia della finanza della Paese e che hanno fatto scuola», ricorda Pier Domenico Gallo, negli anni Ottanta direttore generale del Nuovo Banco Ambrosiano e oggi fondatore di Meliorbanca. «Perbene e determinato, trasparente, seppure schivo e riservato»: questo è il mio ricordo di lui, conclude Gallo.
La sua doppia anima, quello di appassionato di Borsa e uomo di impegno sociale, la traccia Rita Zacchel, imprenditrice milanese e membro dell’Opus Dei, che con Roveraro aveva in comune la duplice passione per gli affari e per la pedagogia. «Mi coinvolse nel progetto Faes, lì mandai a studiare anche i miei cinque figli. Lo ricordo perché metteva la stessa intensità e lo stesso amore in tutto quello che faceva, per chiunque lo facesse». «Sarà finito in mano a degli sprovveduti, che non hanno capito che dove si guadagna tanto, si corrono anche tanti rischi».