In città suona il gong e la boxe torna di moda Ma senza picchiarsi

È ora di dirlo forte e chiaro: oggi a Milano di pugili non ne nascono più. I pochi dilettanti combattono gratis anzi, se vogliono salire sul ring, devono scucire di tasca propria 210 euro tra visita medica agonistica, elettroencefalogramma e assicurazione Fpi (Federazione pugilistica italiana). «In queste condizioni cadrebbero braccia e guantoni anche ai più motivati». Chi parla è Francesco Cucinella, 29 anni, ex pugile (nel 1996 si piazza al secondo posto nei Campionati italiani dei Superleggeri) e attuale presidente della palestra Ursus, struttura da 40 anni al vertice nell’insegnamento della boxe a Milano insieme a poche altre. La Ursus è anche artefice di una decina di riunioni – così si chiamano in gergo le serie di incontri - all’anno.
Inutile chiedere conferma di questa situazione al Comitato lombardo della Fpi: il telefono squilla a vuoto senza neppure la consolazione di una segreteria telefonica. E dire che Milano e la nobile arte vanno da sempre a braccetto. Qui ci sono molti appassionati e grandi tradizioni. Quasi cento anni fa nasceva a Milano il primo boxing club italiano e proprio qui nacque nel 1916 la prima Federazione pugilistica. E che dire della memorabile sfida tra Duilio Loi e il portoricano Carlos Ortiz per il titolo mondiale dei Pesi welter? Si disputò nel 1960 a San Siro alla presenza di più di 66mila spettatori (record assoluto in Italia). Fino a tutti gli Anni Cinquanta ogni quartiere ebbe la sua palestra di pugilato: in via Cesare Battisti, in via Cadamosto, in corso di Porta Vittoria solo per ricordarne alcune. Col tempo hanno dovuto chiudere: ci volevano troppi soldi mentre arrivavano sempre meno aiuti da sponsor e istituzioni per questo sport troppo spesso giudicato solo violento. Un paradosso: mentre il pugilato italiano sembra agonizzare ai vertici, le poche palestre milanesi sopravvissute registrano un gradimento sempre più consistente da parte di appassionati dai 14 ai 60 anni.
«Prima arrivavano solo ragazzi di periferia – svela Vincenzo Ciotoli, 46 anni, ex campione d’Italia nel 1979 dei Pesi medi dilettanti e maestro di boxe presso la Società ginnastica milanese Forza e Coraggio - oggi in palestra vengono studenti, laureati, professionisti, imprenditori e un numero crescente di ragazze». Anche la Forza e Coraggio, nata nel 1870 per diffondere ginnastica, sport agonistici, atletica pesante e nuoto, ha una grande tradizione nell’insegnamento della nobile arte, e anche qui si organizzano in media quattro riunioni all’anno. «Ma che fatica – prosegue Ciotoli – raggranellare i soldi per pagare affissioni, giudici, medici e spazi. Per ogni incontro se ne vanno mediamente 2mila euro e a volte succede che dobbiamo integrare di tasca nostra».
Nelle palestre di Milano si pratica soprattutto la preparazione: corda, sacco, allenamento allo specchio. Non c’è contatto fisico e quanti salgono sul ring si affrontano colpendo solo i guantoni dell’avversario. «Il raggiungimento del benessere fisico – aggiunge Cucinella – è la motivazione principale per quanti si iscrivono in palestra». E il naso rotto? È un rito al quale deve sottoporsi anche chi sale sul ring da neofita? Anche questa è una favola metropolitana: «In palestra – svela Ciotoli – nessuno rompe nasi. Io, che ho combattuto a livello agonistico, ho la cartilagine più morbida di chi non combatte. Tutto qui». A Milano, tra i circa 50 dilettanti che svolgono incontri agonistici, c’è comunque un numero crescente di giovani donne, forse attratte dalla boxe dopo aver visto «Million dollar baby» il film di Clint Eastwood con Hillary Swank pluripremiato nel 2005. La campionessa europea Silvia Lanotte esce dalla fucina della Ursus, così come le promettenti Lisa Barbanti e Marcella Alberti. Milano ha poi una settima in classifica nazionale nella Classe 54 chili. Si chiama Morena Sozzi e si è forgiata sul ring della Forza e Coraggio, dove si era iscritta perché il pugilato «toglie l’aggressività e la rabbia di vivere».