«In città tetto agli stranieri come a scuola»

MilanoGli animi sono ancora caldi in viale Padova a Milano, dove sabato è scoppiata la guerriglia degli immigrati. Da un lato gli investigatori indagano tra le bande latino americane per scovare i colpevoli che hanno accoltellato e ucciso il giovane egiziano. Dall’altro i cittadini e i commercianti manifestano per chiedere più sicurezza e per non sentirsi più «ospiti in casa propria». E poi ci sono i centri sociali che ieri sera hanno contestato la fiaccolata del Pdl assieme ad alcuni residenti. Per tenere sotto controllo la zona, oggi stesso il governo invierà 170 agenti, come più volte richiesto dal sindaco di Milano Letizia Moratti.
Intanto esplode la polemica sui quartieri ghetto. Gli scontri di Milano non hanno nulla a che fare con la rivolta delle banlieue parigine ma, quello sì, sollevano un’animata riflessione sull’integrazione degli extracomunitari. Se fosse per i leghisti, in testa Matteo Salvini, gli immigrati sarebbero da «andare a prendere casa per casa» e, come minimo, andrebbe «bloccata la vendita di case e negozi agli extracomunitari per almeno un anno». Ma a placare le provocazioni ci pensa il senatùr Umberto Bossi in persona: «I rastrellamenti lasciamoli stare», anche se non si risparmia una frecciata al Pd: «Anche io critico la sinistra che ha fatto entrare montagne di immigrati senza casa e ha permesso che nascessero i quartieri ghetto». A monte degli scontri ad alta tensione in via Padova, secondo il ministro dell’Interno Roberto Maroni, c’è «un modello sociale che non ha voluto gestire un insediamento etnico. È importante evitare che una zona di città diventi estranea a chi ci vive, una sorta di territorio separato, di zona franca. In futuro evitiamo le concentrazioni etniche in un solo quartiere».
Come? Le proposte politiche «ricalcano» quelle già lanciate dal Giornale sulle quote stranieri nei quartieri. Il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni propone di realizzare «quartieri misti» dove convivano italiani e stranieri e suggerisce di «spostare con il tempo alcuni insediamenti in modo da creare quartieri mix. Questo vale sia per l’edilizia sia per l’insediamento per gli stranieri». Si tratterebbe, in un certo senso, di ricalcare il modello delle classi miste proposto dal ministro Mariastella Gelmini, con tanto di «quota stranieri»: in aula gli alunni non italiani non possono essere più del 30 per cento per permettere una reale integrazione. La stessa regola potrebbe valere anche nei quartieri, in un nuovo disegno della città multietnica. Così non esisterebbero più i ghetti, focolai di violenza, zone separate dal resto della città. «I fatti di Milano - sostiene il ministro all’Istruzione - confermano la necessità di politiche che perseguano una vera integrazione. Vogliamo evitare che nelle nostre scuole si riproducano gli stessi ghetti che già esistono in molti quartieri delle città italiane».
D’accordo Maroni: «Dobbiamo lavorare tutti assieme, cercare di evitare le concentrazioni di etnie in una stessa zona, con il rischio dei ghetti. Ma anche trovare nuove occasioni di integrazione per gli stranieri regolari». Sì, perché gli stranieri con i documenti in regola a Milano sono la maggioranza: «Moltissimi di loro - tiene a sottolineare Formigoni - sono qui per lavorare, si sono integrati, collaborano alla crescita del nostro territorio. Ma c’è una pressione di clandestini che devono essere riaccompagnati nel loro luogo d’origine». La legge è chiara: espulsione per chi non è in regola. Anche Pier Ferdinando Casini, leader Udc, è per «il pugno duro verso i disonesti, da coniugare con l’accoglienza per gli onesti», convinto che «non servano le ronde per risolvere i problemi». La soluzione, secondo il ministro Ignazio La Russa è «rendere soffocante la presenza dello Stato per chi è in quel quartiere per attività illecite».
Per il momento è importante risolvere il giallo di via Padova, per evitare altri scontri ed altre tensioni. Per questo gli investigatori lanciano un appello a chi ha assistito alla lite in autobus di sabato scorso che ha portato all’uccisione del 19enne egiziano.