«Città tridimensionale il mio vero rammarico»

«Tre anni fa Milano poteva essere una delle prime città ad averlo e investendo un milione e mezzo di euro, somma non altissima. Alla fine, però, non se ne è fatto più nulla». Giancarlo Martella, assessore ai Servizi civici e all’Innovazione, parla del progetto «Milano 3D». L’idea era quella di riprodurre al computer la città con tutte le sue vie, i suoi palazzi, le sue strade, tutto a tre dimensioni.
«E con una precisione altissima - spiega l’assessore, che prima di dedicarsi alla politica era docente di Informatica alla Statale -. A cosa sarebbe servito? Prima di tutto a simulare moltissime cose. Dall’impatto che potrebbero avere i progetti di riqualificazione come Santa Giulia o i grattacieli che sorgeranno al posto della vecchia fiera, agli effetti sull’inquinamento della costruzione di nuove case». Con questo sistema si potrebbero valutare le ricadute dei progetti ancora sulla carta e di scegliere così con maggiore sicurezza.
Ci sono i vantaggi di «posizione». «Al computer si può vedere la città dall’alto e questo è molto utile - aggiunge l’assessore-. Pensiamo all’incidente del Pirellone e ai soccorsi che dovevano dirigersi verso il grattacielo. Il sistema poteva dirci in tempo reale dove far passare i mezzi più ingombranti, quali strade chiudere e in quali far deviare invece il traffico».
Chi l’ha messo in pratica («molte città americane, Philadelphia compresa») lo sfrutta per fini che vanno dalla prevenzione degli attentati al turismo, dalla simulazione dei disastri naturali alla lotta all’abusivismo. «L’avevamo sperimentato con la Scala - conclude Martella-. Prima che fosse ultimata la ricostruzione sapevamo già come sarebbe stata, che impatto avrebbe avuto sulla piazza». E questo, forse, ha spaventato qualche politico. «Dico solo che la politica non l’ha capito - conclude Martella-. E di questo mi rammarico».