Una "cittadella della fede" per Milano 2015

Un’area della città in cui sistemare tutti i luoghi di culto, per
soddisfare le richieste delle comunità religiose. Secondo l’assessore
Boni (Lega) il Comune è tenuto a prevederla. Lo impone la legge
urbanistica regionale

Musulmani, evangelici, magari buddisti. E fedeli di altre religioni bisognosi di un luogo per riunirsi e pregare. Un problema attuale, destinato a inasprirsi nei prossimi anni. Esigenze diverse che potrebbero avere un’unica soluzione: una «cittadella della fede», un’area attrezzata - certo non centralissima - in cui sistemare tutte le comunità in cerca di una «chiesa». Magari prima dell’Expo 2015.
Per l’assessore all’Urbanistica della Regione Lombardia, Davide Boni, questa previsione sostanzialmente esiste già, e il Comune «è tenuto» a trovare l’area in questione, disegnandola nei suoi strumenti urbanistici in corso di approvazione.
La sede di questo «vincolo» è la legge urbanistica regionale, così come risulta dagli ultimi interventi di riforma. All’articolo 52 è stata aggiunta la previsione per cui «i mutamenti di destinazione d’uso di immobili, anche non comportanti la realizzazione di opere edilizie, finalizzati alla creazione di luoghi di culto e destinati a centri sociali, sono assoggettati a permesso di costruire». L’obiettivo è chiaro: dotare i Comuni di uno strumento importante per il controllo del territorio. «Prima - spiega Boni - si poteva aprire una moschea con una semplice comunicazione, o addirittura anche senza in caso di superficie inferiore, ora è diventato impossibile trasformare un “garage” qualsiasi in un luogo di culto, come invece è accaduto in viale Jenner». Ora ci vuole la «verifica di tutte le condizioni igienico-sanitarie e urbanistiche».
Non solo: in virtù di un intervento di riforma recente, la realizzazione di nuove attrezzature religiose dovrà avvenire su aree classificate a standard dagli strumenti urbanistici vigenti. Significa appunto, nella interpretazione autentica dell’assessore, che i nuovi luoghi di culto devono essere previsti nello strumento di pianificazione vigente del Comune. Nel caso di Milano il Piano di governo del territorio è in via di definizione. «L’obiettivo - spiega Boni - è una soluzione ordinata, non caotica, soprattutto controllata. Non vogliamo che si moltiplichino i casi alla viale Jenner».
La grande area deputata ad accogliere - da qui a qualche anno - la preghiera di musulmani ed evangelici (sono queste oggi le comunità religiose in cerca di una sistemazione), dovrà essere - requisiti minimi - facilmente raggiungibile, e servita da collegamenti pubblici e parcheggi. Altra condizione - se ne parla da mesi per la preghiera dei musulmani - è la (relativa) distanza da abitazioni e concentrazioni urbane.
Certo la realizzazione non sarà possibile nel giro di pochi mesi: «I tempi sono quelli degli strumenti urbanistici, ma la norma porta a questo - conferma Boni -, l’indicazione è chiara. Nessuno potrà più dire “voglio fare qui il mio luogo di culto”. E ovviamente questa pianificazione dovrà avvenire sulla base di accordi con soggetti rappresentativi, il presidente del piccolo centro non basta più».