«Con la Cittadella della giustizia nuovi posti di lavoro»

Il parlamentare di Fi: «Sarebbe un’occasione per gli imprenditori della città»

Roberto Bonizzi

«L’idea di una Cittadella della Giustizia? Mi sembra ottima, tanto che sono stato io a proporla alcuni anni fa. Poi il presidente della Regione Roberto Formigoni e l’assessore comunale Gianni Verga si sono detti d’accordo e hanno fatto loro il progetto».
Sullo spostamento del Tribunale e di San Vittore in un unico luogo non ha dubbi nemmeno Gaetano Pecorella. Parere eccellente in quanto avvocato, deputato eletto nelle liste di Forza Italia e presidente della commissione Giustizia alla Camera.
Da cosa parte la considerazione per lo spostamento di Palazzo di Giustizia in un'altra sede?
«La situazione attuale non è più sostenibile. È in centro città e si tratta di un luogo dove si recano, ogni giorno, 5mila persone. Il primo problema è quello dell’accessibilità, poi c’è il discorso dei parcheggi. Il vero nodo della questione è che il Tribunale di Milano è un palazzo di giustizia pensato per gli anni Venti. Ci sono poche sale, ma molto grandi. In passato abbiamo assistito a numerosi crolli dei soffitti».
Oltre a sicurezza e funzionalità uno dei problemi maggiori resta l’accessibilità.
«Anche quella dell’edificio stesso. Gli ingressi sono limitati e la gente è costretta ad aspettare in strada il suo turno per passare oltre i metal detector. Pensiamo anche ai detenuti che arrivano dalle carceri fuori città. Arrivano con grande ritardo, a causa del traffico e della posizione del Tribunale, oppure in grande anticipo e vengono condotti negli scantinati per l’attesa. E poi i bagni sono introvabili e i centri medici non esistono».
Tutto da rifare, insomma.
«Questi dati di fatto ci impongono di ripensare il sistema, come è successo per la sanità in passato. Dai grandi ospedali si è passati ai centri polifunzionali, anche la giustizia deve smettere di considerarsi un simbolo per diventare una funzione».
Quali sono gli uffici che troverebbero posto nella nuova Cittadella della Giustizia?
«Tutto quello che può servire per la giornata di giudici, pubblici ministeri e avvocati. Il tribunale vero e proprio, uffici per tutti, un posto di polizia giudiziaria, biblioteca, un albergo e un carcere di piccole dimensioni per i detenuti che sono in attesa di giudizio».
Quali sono le caratteristiche principali dell’area?
«Serve un’area di dimensioni rilevanti e l’ampiezza è utile per evitare che il progetto, una volta finito, sia già vecchio, ma anzi esistano possibilità di sviluppi anche in futuro. Bisogna trovare un’area con grande accessibilità per chiunque ci arrivi: in treno, in aereo o dalle autostrade».
Sembra stia delineando una zona molto precisa.
«Direi Forlanini o Lambrate, di certo non in centro».
Anche all’interno del Tribunale c’è la fronda di chi non vorrebbe spostarsi?
«Alcuni magistrati e gli avvocati che hanno gli uffici nel centro di Milano. Per i primi, ripeto che la giustizia non dev’essere più simbolo, ma funzione. Ai miei colleghi suggerirò di trasferire gli uffici nella nuova cittadella. Avranno il privilegio della concentrazione e del costo, sicuramente minore».
Si è arrivati allo studio sul campo alla fine della legislatura amministrativa. Non è un rischio per la continuità del progetto la tornata elettorale di aprile?
«In Italia di solito finita una legislatura si cancella tutto quello che c’era in precedenza. Bisogna mantenere le cose buone, anche perché potremmo lasciare a chiunque verrà dopo, di qualunque colore politico, un progetto che è valido».
Quali sono i problemi maggiori?
«Bisogna rinunciare a qualche prerogativa, ad esempio la centralità, come per la nuova Fiera. E poi ci sono i finanziamenti. Il ministro Roberto Castelli proponeva l'intervento dei privati che potrebbero costruire per poi rivendere ad altri privati o al pubblico (Comune e Stato). Ne ho parlato con il presidente dei costruttori lombardi e mi è sembrato favorevole. Sarebbe una grande occasione per gli imprenditori milanesi, creerebbe occupazione dando allo stesso tempo spolvero alla città».