Cittadella della Giustizia, pronto il progetto

L’assessore Verga: «In un unico stabile tribunale, carcere e avvocati. La zona? Vicino al metrò o al Passante»

Roberto Bonizzi

Tra cinque anni Milano sarà diversa. Vista dall’alto e anche da una prospettiva a livello strada. Verde ed edifici che puntano verso l’alto: torri e grattacieli. Una città disegnata da architetti di livello internazionale. L’elenco dei progetti è lungo ed è in arrivo un altro tassello che potrebbe andare a posto negli ultimi sei mesi di legislatura. «Stiamo lavorando alla cittadella della giustizia - spiega l’assessore allo Sviluppo del territorio, Gianni Verga -. Per concentrare in un’unica area il Tribunale e il carcere di San Vittore, con i detenuti in attesa di giudizio. Sarebbe un progetto di respiro europeo per l’amministrazione della giustizia, l’ultima ciliegina. In un unico luogo vorremmo concentrare anche gli uffici degli avvocati, a prezzi convenzionati. Dove? Le ipotesi sono allo studio, certamente nelle vicinanze di una fermata della metropolitana o del passante ferroviario». I tecnici e gli architetti dell’assessorato e della commissione edilizia e il presidente della commissione Carceri Stefano Carugo stanno effettuando una ricognizione sul Palazzo di Giustizia e sul penitenziario di piazza Filangieri per capire caratteristiche, problematiche e necessità delle strutture esistenti. Da qui poi verrà formulata un’ipotesi definitiva per la cittadella della giustizia. I tempi sono stretti: «Entro la fine di febbraio - conferma il responsabile al Territorio - dovremmo avere tutte le informazioni e potremmo partire con il progetto preliminare».
Verga della trasformazione urbanistica in atto vuole sottolineare un paio di punti. «Vorrei indicare l’aspetto sociale, spesso trascurato - dice l’assessore -. Con il piano di 20mila alloggi di edilizia residenziale pubblica che saranno costruiti sulle 46 aree scovate e messe a disposizione tra quelle comunali. In più non dimentichiamo che tornano a disegnare il volto di Milano gli architetti internazionali e la città ritorna al centro del dibattito culturale e urbanistico». I nomi sono quelli del progetto City Life per l’ex Fiera: Zaha Hadid, Arata Isozaki, Daniel Libeskind, Pier Paolo Maggiora. Cesar Pelli che ha ripensato la Città della Moda, Harry Cobb che realizzerà l’altra sede della Regione sempre a Garibaldi Repubblica, Foster che ha creato Santa Giulia. «È la migliore risposta a chi ci accusava di provincialismo - continua Verga -. Questa amministrazione, soprattutto nel progetto City Life, è riuscita a far dialogare architetti di culture diverse ed estrazione differente che hanno ripensato un pezzo di città, un quartiere storico come la vecchia Fiera, rileggendola in chiave del terzo millennio».
Non ci sono solo i grandi progetti. La trasformazione passa anche per gli interventi ridotti, ma mirati, dei contratti di quartiere (San Siro, Ponte Lambro, Molise Calvairate, Mazzini, Gratosoglio). Oppure per il recupero delle aree dismesse. «Proprio questo processo di trasformazione a partire da aree pubbliche o para-pubbliche - spiega l’assessore - può innescare un meccanismo virtuoso. In questo senso bisogna sottolineare il protocollo firmato con il demanio per realizzare nell’ex Manifattura Tabacchi il centro di cinematografia. La stessa cosa potrebbe avvenire con Palazzo Litta, in corso Magenta, oppure con la caserma Garibaldi che dovrebbe servire per l’allargamento dell’università Cattolica. Speriamo di poter riutilizzare tutte le caserme libere come la Perrucchetti, quella in piazza Firenze e in via Suzzani».
Altro capitolo è quello del Protocollo siglato con Trenitalia. La trasformazione dovrebbe toccare tutti gli scali ferroviari storici. A partire dalla stazione Centrale, dove i lavori sono partiti nei giorni scorsi, proseguendo con via Farini, Greco, Porta Romana, Porta Vittoria, Garibaldi e Segrate. Oltre a Santa Giulia, al Portello e agli altri grandi progetti ci sono i disegni mirati, volti a modificare piccole, ma significative parti della città. Come il museo del XX secolo all’Arengario, l’allargamento dell’università Bocconi e la rinascita della Bovisa grazie al Politecnico, allo spostamento dell’Accademia di Brera e della riconversione degli ex gasometri nel Museo del Presente.