«Una cittadella con tribunale e San Vittore»

La proposta del Governatore: «Spostiamoli dal centro in un’area periferica ma ben servita»

Giannino della Frattina

Una cittadella giudiziaria con tribunale e carcere giudiziario. E magari anche Corte dei conti e Tar, possibilmente in una zona ben servita dai mezzi pubblici, in una grande area facilmente raggiungibile e dove sia facile posteggiare. Quindi in periferia, anche se la collocazione non è ancora stata individuata. «Io un’idea ce l’ho», assicura il governatore Roberto Formigoni che ieri sera al Pirellone, insieme al presidente della Corte d’appello Giuseppe Grecchi, ha annunciato la decisione «irrevocabile e definitiva» di avviare le procedure per un accordo di programma che in un tempo ragionevole realizzi l’opera. «Un’impresa - spiega Formigoni - per importanza e dimensioni paragonabile allo spostamento della Fiera nel polo esterno a Rho-Pero». Palazzo di giustizia e carcere di San Vittore, dunque, pronti a essere sfrattati dal centro città. Un progetto su cui in Regione assicurano esserci l’assenso del ministro della Giustizia Clemente Mastella così come a suo tempo dell’ex ministro Roberto Castelli e nel quale saranno ovviamente coinvolti il Comune e il ministero dei Beni Culturali. Sia il carcere che il Palazzo di giustizia, costruito nel 1930 secondo i canoni dell’architettura fascista dal grandissimo architetto e urbanista Marcello Piacentini, sono monumenti tutelati. E c’è da scommettere che al più presto si aprirà un infuocato dibattito sulla destinazione futura dei due edifici una volta che le funzioni giudicante e carceraria saranno trasferite.
«Potrebbe essere per Milano l’equivalente del Palazzo delle esposizioni di Roma o come il Palazzo del cinema di Venezia», si fa già avanti l’assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi.
«Io - sorride il presidente Grecchi - sono ahimè entrato in quel palazzo nel 1961. E già allora si discuteva se la struttura fosse adeguata. Certo, oggi basta affacciarsi nelle cancellerie per vedere in che condizioni si lavori. Per non parlare delle aule per le udienze che sono pochissime e i processi non si possono celebrare o i giudici costretti a dividere tre piccole stanze. E se a questo si aggiungono i problemi finanziari e di personale si può dire che la giustizia in quel palazzo sia un po’ una chimera. Per non parlare di San Vittore. Chiunque ci sia entrato sa bene in che condizioni siano costretti a viverci i carcerati, tra cui anche mamme con bambini». Da tutto questo è nato il progetto di creare un’unica struttura, con le risorse per realizzarla che, secondo Formigoni, «dovrebbero derivare grazie al riutilizzo delle sedi precedenti nel centro di Milano». L’importante, spiega Formigoni, è «trovare una soluzione più consona alla dignità della città e della giustizia».
Nel frattempo, però, per alleviare i problemi contingenti del Palazzo di giustizia la Regione ha deciso di donare 250 computer (150 subito e altri 100 entro la fine dell’anno) e 50 postazioni di lavoro complete di tutto, armadi e tavoli inclusi. In più donerà 30mila euro per finanziare dei corsi in accordo con l’ordine degli avvocati, così come il governatore Formigoni ha comunicato ieri telefonicamente al presidente dell’Ordine Paolo Giuggioli.