Cittadinanza, il Pdl vuole la linea dura ma si temono le imboscate dei finiani

RomaA fare un passo avanti e uno indietro si resta sempre fermi nello stesso punto. E la staticità non è certamente un dato positivo quando si vuole proporre un cambiamento. A meno che il nuovo non sia peggiore del vecchio, soprattutto quando si parla di immigrazione e diritto di cittadinanza.
Ieri alla Camera è iniziata la discussione generale sul nuovo testo in materia predisposto dalla commissione Affari costituzionali. I passi avanti sono frutto del mezzo «disgelo» fra il presidente della Camera Fini, ormai paladino della «generazione Balotelli», e il premier Berlusconi. Il testo non è andato immediatamente in votazione come previsto in un primo momento. Se ne riparlerà dopo le Regionali anche per non disorientare un elettorato che ormai fatica a riconoscersi nelle intemerate di Gianfranco e dei suoi ragazzacci. E, soprattutto, le norme sono più rigorose rispetto al testo un po’ lassista cofirmato dal finiano Granata e dal pd Sarubbi.
Il passo indietro finora è più virtuale che reale, ma ugualmente pericoloso: da quanto emerso ieri in Aula «finiani» e Pd, con la benedizione dell’Udc, potrebbero giocare un tiro mancino alla maggioranza quando si passerà al voto.
La relatrice Isabella Bertolini, infatti, ha realizzato un piccolo capolavoro. Altro che cittadinanza breve come vagheggiava l’ex presidente di An! Il testo tiene le maglie ben strette: gli immigrati dovranno risiedere in Italia da almeno dieci anni prima di ottenere il passaporto. Per ottenere la cittadinanza bisognerà frequentare un corso di storia e cultura italiana e di educazione civica e dimostrare che le leggi italiane sono rispettate anche in casa. Analogamente, i figli degli immigrati nati in Italia potranno chiedere la cittadinanza solo dopo aver compiuto 18 anni e dimostrando di aver frequentato con profitto la scuola dell’obbligo.
I berluscones del Pdl sono riusciti a compiere un mezzo miracolo rintuzzando le fregole dei finiani per la cittadinanza breve dopo soli 5 anni di residenza in Italia e presentando un testo che fondamentalmente non cambia di una virgola la legge vigente che si chiama Bossi-Fini, anche se uno dei due estensori, il secondo per la precisione, ne ha un po’ disconosciuto la paternità. E come ha spiegato la stessa Isabella Bertolini, «la cittadinanza non rappresenta un percorso per una migliore integrazione, ma la conclusione di un percorso di integrazione già avvenuta».
La tesi è sostenuta anche dal presidente dei senatori pidiellini, Maurizio Gasparri, mentre il ministro della Difesa, La Russa, impegnato in un’estenuante opera di mediazione tra Montecitorio e Palazzo Chigi, ha aperto solo sulla possibilità di concedere la cittadinanza ai ragazzi nati in Italia da genitori stranieri al termine delle elementari.
I «falchi» del presidente della Camera non la pensano allo stesso modo. Per il vicecapogruppo alla Camera del Pdl, Italo Bocchino, si tratta di «un buon testo» ma non sarà quello definitivo perché «si registrerà una convergenza e noi siamo pronti al dialogo». Insomma, se non è un’ammissione di disponibilità nei confronti delle opposizioni, poco ci manca. E se a questo si aggiungono le intemperanze del «giamburrasca» Fabio Granata, il quadro è completo. «Ci sono tempi troppo lunghi per la concessione della cittadinanza perché dieci anni diventano sempre tredici o quindici».
Il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ha cercato di riportare tutti quanti alla calma. «Riteniamo necessari tempi più lunghi di valutazione e di riflessione sulla base di una scelta politico-culturale che una sua logica e coerenza», ha replicato ricordando al suo omologo del Pd, Dario Franceschini, che il Popolo della Libertà «non ha nessun esame da passare». L’ex segretario dei democratici, infatti, ha già avallato un eventuale gioco di sponda con il presidente della Camera sostenendo che «bisogna misurare la corrispondenza tra le parole di alcuni leader della destra e la volontà di fare dei passi avanti».
Ecco, un passo avanti in questa direzione la Lega Nord non ha nessunissima intenzione di farlo. «Abbiamo vinto le elezioni con un programma che non prevedeva revisioni della legge sulla cittadinanza», ha ricordato il capogruppo Roberto Cota. Il problema è che ieri Fini ha ricevuto il segretario della Cisl Bonanni che ha idee molto vicine alle sue sulla questione. Un messaggio natalizio che non è molto beneaugurante per la maggioranza.