Cittadinanza, Unione divisa. Slittano i lavori alla Camera

da Roma

Agevolare le pratiche va bene. Stringere ragionevolmente i tempi pure. Ma elargire il diritto alla cittadinanza come fosse l’abbonamento annuale ai mezzi pubblici no. È inaccettabile. Ancora una volta è scontro interno alla maggioranza per l’inconciliabilità delle posizioni tra l’ala sinistra più radicale e quella moderata.
Questa volta il pomo della discordia è la legge sulla cittadinanza, in discussione in commissione Affari costituzionali alla Camera, e a puntare i piedi è il partito di Antonio Di Pietro, l’Italia dei valori. «Abbiamo la sensazione che l'Unione sul ddl sulla cittadinanza stia cercando con ogni mezzo di andare a sbattere la testa contro un muro», attacca Massimo Donadi, capogruppo di Idv alla Camera, che stigmatizza anche la mancata ricerca di un minimo di condivisione con l’opposizione. Il centrodestra infatti ieri ha più volte minacciato di abbandonare i lavori in commissione per l’impossibilità di un confronto serio con i rappresentanti dell’Unione. «Su un tema così delicato e costituzionalmente sensibile si deve fare ogni sforzo per cercare di coinvolgere anche l’opposizione - dice Donadi -. Oltretutto una parte della maggioranza affronta il problema cittadinanza in chiave ideologica, secondo un modello che assomiglia di più all’ottenimento dell’abbonamento dell’autobus che non a una verifica, seria e approfondita, dell’avvenuta integrazione del richiedente e dell’accettazione da parte sua dei valori fondamentali che derivano dalla storia e dalla cultura del nostro Paese».
Donadi quindi invita la sua coalizione a riflettere e prendere tempo. Identica richiesta arriva dal centrodestra in una lettera rivolta al presidente della Camera, Fausto Bertinotti. «Non è possibile che ci si chieda di esaminare un disegno di legge di questa importanza in due giorni - sbotta Italo Bocchino di Alleanza nazionale -. Questa è una legge che se approvata potrebbe far diventare cittadini italiani ben due milioni di stranieri». Inaccettabile per l’azzura Iole Santelli la modifica voluta dal relatore Gianclaudio Bressa dell’Ulivo che apre alla concessione della cittadinanza dopo tre anni non di residenza ma di permesso di soggiorno. «Ma come, si è discusso tanto se consentire che la cittadinanza venisse concessa ai figli che avevano un solo genitore residente o tutti e due, e ora, invece, si prevede che basti il semplice permesso di soggiorno?» osserva la Santelli.
Contro una troppo veloce concessione della cittadinanza anche il partito del Guardasigilli, Clemente Mastella. Francesco Adenti, capogruppo Udeur in commissione Affari costituzionali avverte: «Non siamo disposti ad alcuna ulteriore concessione: cinque anni per il riconoscimento della cittadinanza non sono sufficienti, il periodo minimo non può essere inferiore a sette anni». Alla fine in serata arriva il via libera di Bertinotti: i tempi per l’esame in commissione del ddl sulla cittadinanza sono prorogati di almeno una settimana.
Italia dei valori e Udeur si sono schierati con l’opposizione anche in commissione Vigilanza Rai per protestare contro il modo di gestire la trasmissione In mezz’ora di Lucia Annunziata, accusata di non essere «pluralista».