IL CITTADINO TORNA PADRONE

«È disperato», ha detto di Silvio Berlusconi Piero Fassino. «È l'ultima bufala», ha detto Romano Prodi. In realtà la proposta di «non tassare la prima casa» è ricca di implicazioni di valore. L'idea di eliminare l'Ici sulla prima casa manda un preciso messaggio: la proprietà va rispettata. Le famiglie che risparmio su risparmio si sono fatte il loro appartamento hanno un diritto assoluto: essere rispettati.
È una mossa elettoralistica, che parla alla pancia e non al cuore dei cittadini? In realtà la proposta ha un alto valore simbolico. Afferma con evidenza il concetto fondamentale che il cittadino è il centro dello Stato, e non è una sua rotella che gira come vogliono i padroni dello Stato.
La risposta di sindaci di sinistra all'iniziativa berlusconiana (che non ha costi stratosferici: si parla di 2,3 miliardi di euro secondo i calcoli di Tremonti) evidenzia la cultura delle amministrazioni diessine: è il Comune il padrone del cittadino e non viceversa. Ma - dicono i sindaci - così dovremo tagliare i servizi. In realtà il messaggio è: le tasse non devono toccare un bene primario per le famiglie, la prima casa, e vi sono altre vie per perseguire obiettivi sociali. Per esempio vendere le 675 aziende municipalizzate sorte in questi anni per dare posti a diessini, margheritini, rifondaroli, comunisti italiani, udeurrini, verdi e altre decine di famelici rappresentanti dei partitini del centrosinistra. Anche così si potrà investire meglio i soldi dei cittadini senza toccare la loro prima casa.
La proposta di Berlusconi non riguarda solo quel che viene in tasca ai cittadini, ma anche una filosofia dell'amministrazione pubblica: la centralità del cittadino rispetto al potere della burocrazia. Ma è credibile un Berlusconi che ha governato per cinque anni e non ha fatto quel che ha promesso? È questo racconto dell'Italia segnata dalle inadempienze berlusconiane, da milioni di persone che accumulano come formichine ma non hanno i soldi per comprarsi il latte nella quarta settimana del mese, da una competitività che è peggiore di quella del Benin come scrive il Corriere della Sera: è questo racconto che va smontato per consentire la speranza di un'Italia centrata sul cittadino.
Un indeciso, un deluso non saranno convinti dalle riflessioni filosofiche: la via per far emergere quello che chi scrive considera la verità, è spingere alla riflessione concreta, legata alle esperienze personali. I cittadini hanno a disposizione due periodi di governo equivalenti: dal 1996 al 2001 il centrosinistra, dal 2001 al 2006 il centrodestra. Sono due periodi di tempo segnati da un clima economico assai diverso: nel quinquennio dei governi Prodi-D'Alema-Amato, l'Europa tirava, in testa la Germania il mercato principale per l'export italiano, la Cina non aveva ancora avuto quel via libera autorizzato in maniera balorda dallo stesso Prodi ai mercati europei, non c'erano state guerre e attentati devastanti, il prezzo del petrolio era ai minimi. Ebbene in questa situazione il centrosinistra ha messo più tasse di quelle del governo Berlusconi, la spesa pubblica (considerando il famoso avanzo tra interessi e spesa corrente) è aumentata più che con il centrodestra, gli investimenti sono stati minori. Anche in una fase di stagnazione, Berlusconi ha spremuto nettamente meno i cittadini. Ma - si dirà - non ha ridato competitività all'Italia. In realtà l'Italia potrà ripartire sul serio solo se il cittadino avrà il centro della scena, e non le oligarchie bancarie, sindacali, editoriali. Parte del lavoro è stata fatta: non sarebbe male completare l'opera.