Citylife, il Comune dà una scossa al progetto

Mozione dell’Ulivo in aula: «Udienza pubblica per spiegare cosa cambia»

Chiara Campo

Potrebbero diventare il simbolo della città. Il mondo ha già gli occhi puntati sulle Tre Torri di Hadid, Libeskind e Isozaki, e c’è la prova. Un mese fa, il 25 e 26 ottobre, i tre grattacieli che trasformeranno il volto della vecchia Fiera sono stati scelti come copertina sull’invito alla conferenza internazionale di architettura «Thinking outside the box», a Chicago. Contro il progetto che catalizza l’attenzione internazionale si scagliano invece in città l’assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi, che definisce i grattacieli «senza forma e figura», i comitati dei cittadini che minacciano ricorsi, e in consiglio comunale oggi è all’ordine del giorno una mozione presentata dalla capogruppo dell’Ulivo Marilena Adamo. L’opposizione chiede al sindaco di non firmare con gli operatori di Citylife la convenzione sul Piano integrato di intervento approvato un anno fa da Albertini. Se non si può tornare indietro, sia garantita un’udienza pubblica in cui «la giunta riferisca le modifiche che intende apportare al progetto - afferma Adamo -. Mancano pochi giorni alla firma della convenzione e nessuno sa niente. Siamo in attesa di capire quali siano i piani su quell’area». Tempi stretti, appunto. Per non far saltare il progetto Citylife, il Comune deve siglare entro il 15 dicembre la convenzione sul piano di intervento, altrimenti quello approvato dalla giunta Albertini il 16 dicembre di un anno fa perderebbe validità e bisognerebbe ricominciare da capo. Ma l’assessore all’Urbanistica Carlo Masseroli assicura: «La firma è fuori discussione, stiamo esaminando una serie di modifiche ma nel giro di 10 giorni contiamo di siglare il piano».
Fuori discussione anche l’ipotesi che vengano riviste le tre torri su cui, sottolinea Masseroli, «sono puntati i riflettori di tutto il mondo, l’esempio di Chicago ne è una dimostrazione». Piuttosto, Palazzo Marino sta valutando attentamente le richieste dei cittadini su verde e viabilità. Più dei grattacieli-simbolo, preoccupano gli altri palazzoni - edifici residenziali alti fino a 28 metri -, le volumetrie eccessive, il congestionamento del traffico. Anche Letizia Moratti in campagna elettorale aveva garantito che i palazzi residenziali sarebbero stati più bassi. «I cittadini sono preoccupati per le ripercussioni di un progetto che cambierà volto al quartiere - ammette Masseroli -, ci sono diverse contestazioni e non solo da parte dei comitati. Chi abita in zona è preoccupato per le conseguenze sul traffico». La soluzione, garantisce l’assessore, verrà in gran parte «dal passaggio della metropolitana dentro l’ex Fiera, abbiamo chiuso un accordo con gli operatori del progetto Garibaldi-Repubblica per far sì che la testa della linea 5 (Garibaldi-Bignami) coincida con la partenza della 6, formando un’unica linea dalla Bicocca a San Siro e oltre». La novità, ammette Masseroli, «sarà un piccolo terremoto sull’attuale progetto, l’ingresso della metropolitana alle Tre Torri potrà spostare qualche volumetria. Anche perché, da qui partirà la valorizzazione delle stazioni, vogliamo che diventino elementi di arredo e punti di attrazione, non più fermate anonime. Se riusciremo a trasferire all’interno anche delle attività commerciali, potremo aumentare il verde in superficie». Per evitare che lo «scossone» blocchi le ruspe, «pensiamo di firmare la convenzione con la proprietà e pensare poi a una variante successiva. Citylife è un ottimo progetto ma complesso, ha ancora margini di migliorabilità e i privati ci hanno confermato la loro disponibilità». Ancora da decidere il destino del Velodromo Vigorelli: comincia a vacillare l’ipotesi di usarlo come grande palazzetto dello sport. «Bisogna ragionare sulla destinazione - spiega Masseroli -, non si può non tener conto della localizzazione e dei problemi di viabilità, c’è il rischio che grandi eventi sportivi appesantiscano il traffico nella zona». Dall’ex Fiera, invece, deve partire secondo l’assessore un nuovo metodo per coinvolgere i privati nel project financing delle linee metropolitane: «In mancanza di finanziamenti pubblici, dobbiamo convincere i privati che stanno già edificando in alcune aree della città a investire su nuove stazioni che renderebbero ancora più appetibili i loro progetti».