Citylife, progetto che farebbe onore a qualsiasi città

Non sarebbe ora di chiudere con le polemiche sulla famosa Citylife ? Si arriva a dichiarare pubblicamente che le rappresentazioni del progetto sono state falsate nel tempo e esse oggi mostrino una visione idilliaca che vi sarà mai nella realtà e che il verde futuro non sarà mai altro che un « tappabuchi».
Conosco i famosi cinque componenti del consiglio di amministrazione Sviluppo Sistema Fiera, che nel 2004 presero ogni decisione in merito, e non credo siano personaggi sprovveduti, privi di cultura, lontani dall'architettura, dal design, dall'arte e dal concetto del vivere legato alla qualità.
Non bastavano la loro onestà intellettuale e imprenditoriale? Anche questa ultima ha una grande importanza nella realizzazione di un grande complesso dove costi e ricavi devono bilanciarsi in maniera equa e non essere trattati con quel pressappochismo che ha caratterizzato non poco le più varie Commissioni del passato. Non basta. La «firma» di tutto il complesso è data dalla presenza di tre opere della massima importanza, progettate da altrettanti architetti, Arata Isozaki, Zaha Hadid, Daniel Libeskind, e farebbero onore a qualsiasi grande città , non solo europea. Gli edifici, discutibili forse da chi di architettura e innovazione ne conosce ben poco,vengono addirittura definiti come «masse opache o ancor peggio riflettenti» , per nulla in grado di dare un'idea di luminosità nella loro elevazione.
La luminosità di una costruzione non dipende certo dai materiali impiegati, ma dal gioco e dalla struttura architettonica, dall'orientamento geografico,dalle superfici vetrate e così via, e un giudizio negativo in tal senso metterebbe allora in discussione tutta l'opera in cemento armato di un gigante dell'architettura come Oscar Niemeyer.
Ma poi, tre progettisti di così alto grado, non si sarebbero affatto preoccupati di far vivere i loro edifici nel contesto più corretto?