Civati: "Berlusconiani e xenofobi. Qui il Pd mai con la Lega"

Il consigliere milanese dei democratici contro il segretario Bersani: "Come elettore resto perplesso, così facciamo un regalo a Salvini"

Come direbbe Guareschi: obbedienza cieca, pronta e assoluta. Forse se l’aspettava Pierluigi Bersani con il suo contrordine sulla Padania. Il segretario del Pd fa i complimenti a Bossi e ai leghisti, nati da «una radice autonomista, anti-burocratica e moralizzatrice». Una doccia fredda per esponenti (ed elettori) del Pd. Ma quando il consigliere “rottamatore” Giuseppe Civati ha provato a replicare, è arrivata secca la reprimenda. «Gli suggerirei di usare meno le parole e di impegnarsi maggiormente per far vincere il Pd, magari anche a Milano» lo ha fulminato Stefano Di Traglia, responsabile Comunicazione di Bersani.
Consigliere Civati, Bersani l’ha chiamata per sgridarla?
«Bersani si è arrabbiato e mi ha fatto riprendere dal portavoce, ma io esprimo le perplessità di un elettore pd prima che di uno che riveste incarichi».
È rimasto sconvolto?
«Stiamo dando messaggi in molte direzioni. Se parli a nuora perché suocera intenda, gli altri membri della famiglia si confondono e alla fine si suicidano tutti. Così facciamo un regalo a Salvini»
Perché Bersani fa regali a Salvini?
«C’è anche un problema di opportunità politica: a Milano si vota tra poco. La gente si chiede: di là che cosa c’è? Vorrebbe vedere il Pd, non un partito che dice Maroni va bene, Fini con Casini premier bene. Bersani è riuscito a sostenere anche un governo Tremonti! È necessario proporre un’alternativa invece di limitarsi all’antiberlusconismo e gridare all’emergenza democratica».
L’emergenza democratica è una scusa?
«Allora nel 98 o nel 2008 non c’era un’emergenza democratica? Posto che ci sia, c’è da vent’anni! non è un argomento, meno che mai per gli elettori della destra. Le persone normali si chiedono: che cosa proponete?».
L’apertura alla Lega è improponibile?
«Non solo io, anche gli elettori hanno scritto a Bersani. Se rilasci un’intervista alla Padania, vuol dire che fai un’operazione politica e allora serve più cautela. Gli elementi di xenofobia nella Lega sono vistosi».
Vuol dire che la Lega è xenofoba?
«Non farei sconti sulla xenofobia. Sono stato a Adro e a Pontida, vengo a lavorare tutte le mattine a Milano, il clima è quello che è. So che non tutti gli elettori della Lega sono razzisti, ci mancherebbe altro... ma oltre tutto abbiamo sempre contestato il federalismo leghista, che non piace neppure ai sindaci».
Secondo lei siete in molti a pensarla così?
«O li conosco tutti io quelli che fanno fatica a pensare a un’alleanza con la Lega... ma sono tanti! Noi al Nord ci siamo costruiti una difficile posizione anche contro la Lega, che da sempre vuol dire Berlusconi più Lega».
Bersani dice che chi vota Lega non è «fuori casa».
«La Lega costruisce molti voti sul rifiuto degli stranieri nelle varie formule, a Milano non mi sembra che chiedano alla Moratti soluzioni per la moschea, non si curano delle persone integrate che lavorano. I respingimenti non sono cose banali».