Clamorosa svolta nella guerra finanziaria per l’acquisizione di Antonveneta. I vertici della Popolare italiana convocati oggi a Palazzo Koch per difendersi Ora Bankitalia mette Fiorani sotto accusa Via Nazionale apre una procedura sanzionatoria per gravi

Gianluigi Nuzzi

da Milano

Bankitalia ha avviato la procedura sanzionatoria nei confronti dei vertici della Banca popolare italiana per violazioni gravi al Testo unico delle legge bancarie (Tub). Da qui la convocazione, per stamattina alle 10 a palazzo Koch, di Gianpiero Fiorani e di alcuni dirigenti della banca lodigiana.
Il Giornale è in grado di anticipare il cosiddetto capo d’incolpazione che il servizio di vigilanza (con il capo, Giovanni Frasca, che si è astenuto) ha elaborato contro la dirigenza della Bpi.
Le accuse sono pesanti: nel documento di Bankitalia infatti si sostiene che la scalata ad Antonveneta avrebbe provocato «un deficit patrimoniale di due miliardi di euro».
Due le violazione imputate a Fiorani & C.: la prima riguarda l’articolo 53 del Tub, ovvero l’adeguatezza patrimoniale. Nell’atto di accusa si parla di «disallineamento dei coefficenti patrimoniali». In altre parole, «l’acquisizione contrariamente a quanto comunicato a Bankitalia non è avvenuta mediante mezzi propri ma è stata effettuata con acquisti diretti e solo in minima parte con finanziamenti mediante prestiti di titoli e contratti di pegno su azione». «E quindi si è creato - è l’accusa di Bankitalia a Popolare italiana - un deficit patrimoniale di due miliardi di euro».
La seconda violazione indicata dalla banca centrale riguarda invece l’articolo 51 del Tub, che concerne la cosiddetta vigilanza informativa. «Le banche inviano alla Banca d’Italia - recita l’articolo - le segnalazioni periodiche, altro dato e documento richiesto. Esse trasmettono anche i bilanci con le modalità e nei termini stabiliti dalla Banca d’Italia».
Ebbene, la vigilanza di palazzo Koch osserva vi sia stata inadempienza nei doveri di informare. La Banca popolare italiana è cioè accusata di aver «omesso di segnalare un’opzione put concessa dalla Popolare italiana alla Deutsche Bank, filiale di Londra, su azioni di una controllata, ovvero della società Bipielle Investimenti».
Si ritorna quindi all’incidenza delle opzioni put concesse da Bpi a Deutsche bank nel 2003 sul patrimonio di vigilanza.
Contratti che già agli inizi di luglio aveva incuriosito uno dei sette ispettori mandati a Lodi dalla banca centrale. Già il 3 luglio Fiorani se ne lamentava al telefono con Chicco Gnutti: «M’han tirato fuori una cosa assurda - diceva - che non hanno tirato fuori sino adesso... che sono le put sul Deutsche, noi Deutsche avevamo fatto cinque anni fa... con un’operazione strutturata con 300 milioni di euro di put derivanti dalla operazione di quotazione degli investimenti... questa put scade nel 2010... allora ho chiamato il numero uno... per potermi confrontare... lui è chiaramente in imbarazzo, ho detto “senti un po’ una cosa, non possiamo scherzare col fuoco... domattina io mi incontro con i tuoi uomini”».
Insomma nella giornata più nera della storia della Popolare di Lodi (ora Banca popolare italiana), la notizia forse peggiore arriva nel primo pomeriggio. Ed è firmata da Bankitalia.
Sono i funzionari della filiale di Milano della banca centrale a consegnare l’atto ai banchieri di Lodi. Un documento che da più parti viene letto come un divorzio nei rapporti che legavano Gianpiero Fiorani alla famiglia Fazio.
Ma la partita è ancora aperta. Bisogna infatti vedere come si difenderà Popolare Italiana.
La procedura sanzionatoria di Bankitalia si sviluppa in diverse fasi. Dalla contestazione delle irregolarità alla presentazione delle controdeduzioni; dalla valutazione delle controdeduzioni da parte della Banca d’Italia ed eventuale proposta di irrogazione delle sanzioni al ministro dell’Economia sino all’emanazione del decreto sanzionatorio da parte del ministro.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it