Clamoroso al conservatorio: adesso il rock sale in cattedra

Altro che musica del diavolo: il rock approda addirittura nei Conservatori di musica come materia di insegnamento. Succede a Frosinone, dove l’istituzione musicale intitolata alla gloria locale, Licinio Refice, ha attivato un corso di Storia della musica rock. A salire in cattedra, per una lezione sul blues elettrico intervallata ad una sull’heavy metal è il professor Francesco Baldi, un romano di origini trentine che proprio a Frosinone compì gli ultimi studi al Conservatorio e che ora vi è tornato per insegnare, pendolare con Roma.
In realtà la materia tradizionale di insegnamento di Baldi sarebbe il flauto ma, grazie alle possibilità aperte dal nuovo ordinamento dei Conservatori, ha deciso di partire con questo corso sulla musica rock, raccogliendo subito allievi entusiasti, perfino una studentessa di arpa, strumento che è quanto di più lontano possa immaginarsi dal rock.
«Ho pensato di rispolverare i miei amori giovanili e della mia generazione, quando andavamo ai concerti rock, fino all’ultimo epocale Santana a Milano, negli anni Settanta», racconta Baldi, il cui sogno è quello di arrivare al modello dei Conservatori di musica inglesi «dove sono stato di recente e dove capita di ascoltare indifferentemente la musica tradizionale e classica, accanto al jazz, al musical e al rock. Noi invece siamo indietro».
Questo corso è indubbiamente un primo passo, anche se Baldi un altro sogno nel cassetto ce l’ha: quello di passare dal teorico al pratico. Per adesso, invece, il rock si studia solo dal punto di vista storico «e le lezioni neppure bastano - aggiunge Baldi - Da questa prima serie, infatti, sono stato costretto a tener fuori tutto il rock italiano e quello tedesco, che pure hanno tanto da dire».
Ma il rock davvero non conosce confini: «Tempo fa - sottolinea Baldi - proprio a Roma stavo seguendo un seminario sul rock e ho sentito una signora protestare perché contemporaneamente si teneva anche un seminario sul “Requiem” di Giuseppe Verdi e lei avrebbe voluto seguire tutti e due». Del resto, anche il percorso musicale di questo cattedratico del rock è assai particolare: già detto del flauto innestato sul rock, resta da dire che è anche regista e documentarista, con un suo lavoro selezionato per il prossimo Festival della montagna.
Così come le originalità del Conservatorio del capoluogo ciociaro non finiscono certo qui: tanti anni fa fu il primo in Italia ad avviare anche lo studio (compreso quello pratico) della musica jazz, mentre oggi è frequentato da decine e decine di allievi che arrivano addirittura dall’Oriente (soprattutto dalla Corea) per studiare canto lirico e direzione d’orchestra.