Il "clan Bocconi" e i cattolici. Il governo dei prof milanesi

Mario Monti potrebbe portare con sé a Palazzo Chigi una squadra di tecnici formati nelle università milanesi

Lanfranco Senn ha fatto un passo indietro. «Sono cittadino svizzero e non posso essere ministro della Repubblica italiana» ha detto, sorprendendo molti abituati a pensare a lui come a un manager lombardo doc. Bocconiano di formazione ma non ministro. Potrebbe essere un’eccezione nella squadra di governo che si va delineando per affiancare il simbolo stesso dell’Università Bocconi, il presidente e già rettore Mario Monti. Molte indiscrezioni che potranno anche essere smentite dalla lista dei ministri, ma rumors così concentrati sui corridoi universitari sono una novità da non sottovalutare.
Se un tempo essere «professori» è stato sinonimo di persone barbose e un po’ fuori dai giri della politica che conta, corsi e ricorsi della cronaca italiana, adesso le quotazioni dei prof tornano a impennarsi nella Borsa del «who’s who». Con il governo tecnico gli allori accademici riprendono quota, un po’ come accadeva ai tempi del governo Ciampi. E, almeno a stare alle indiscrezioni della vigilia, sembra che metà consiglio di facoltà della Bocconi e della Cattolica sia pronto a prendere la strada di Roma.
Se il governo Berlusconi si è distinto per l’alta densità di lombardi, qualcosa di simile sembra che si potrà dire anche del governo di Mario Monti, varesino classe 1943, studi milanesi dai gesuiti «bene» del Leone XIII, con laurea alla Bocconi e un rapido passaggio all’Università di Torino prima di diventare il docente, rettore, presidente simbolo dell’Università commerciale milanese.
Milanese è anche Lorenzo Ornaghi, prestigioso rettore dell’Università cattolica del sacro Cuore, dove ha studiato e si è formato come ricercato, professore di Scienze politiche, pro rettore e rettore. Dalla Cattolica proviene anche Carlo Dell’Aringa, direttore del Centro di Ricerche Economiche sui problemi del Lavoro e dell’Industria, amico di Marco Biagi, il giuslavorista assassinato dai terroristi.
Tra il mondo della Cattolica e quello della Bocconi gravita anche Stefano Zamagni, nato a Rimini, conosciuto nel mondo come bolognese, economista di fama e professore della John Hopkins University, ma con una formazione saldamente radicata a Milano: laurea nel 1966 in Economia e commercio alla Cattolica, esperienza da docente alla Bocconi come professore a contratto di Storia dell’analisi economica.
Circola anche il nome dell’ex rettore della Bocconi, Carlo Secchi, professore di Politica economica. E di Guido Tabellini, rettore della Bocconi, esperto in Economia monetaria, Economia pubblica, Economia internazionale e Economia politica. Insomma, competenze più che spendibili in un governo tecnico incaricato di adeguarsi ai desiderata finanziari dei mercati e dell’Europa.