Clandestini in galera: fino a quattro anni per ingresso illegale

Il nuovo reato previsto nel disegno di legge sull'immigrazione che sarà votato in Parlamento. Tutela speciale per badanti e colf

Roma - L’immigrazione clandestina sarà reato. Non subito, non attraverso il decreto legge ma seguendo l’iter parlamentare di un disegno di legge. Il principio però è fissato e resta fermo. A difendere con forza questa scelta prima di tutto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, convinto della necessità di un segnale forte da parte del governo. Una sorta di monito: l’Italia non sarà più il ventre molle dell’Europa. L’istituzione di questo reato, afferma Maroni sarà «un ottimo deterrente» contro gli ingressi non autorizzati in Italia. Non è vero poi, tiene a specificare il responsabile del Viminale, che l’Italia stia prendendo una strada solitaria perché, puntualizza, «questo reato è previsto in molti ordinamenti di Paesi europei». Ovviamente l’introduzione di questa nuova fattispecie di reato non ha soltanto un valore simbolico ma avrà anche effetti pratici perché renderà più agevoli «i provvedimenti di espulsione», conclude Maroni.

Il reato di «ingresso illegale nel territorio dello Stato» è previsto dall’articolo 7bis, contenuto nella bozza del ddl che va a modificare il testo unico sull’immigrazione del 1998.

Una bozza snella che dovrebbe contenere al massimo 20 articoli. «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, lo straniero che fa ingresso nel territorio dello Stato in violazione delle disposizione del presente testo unico è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni», recita la norma che sarà affiancata da un’altra norma a tutela di tutte quelle straniere che svolgono compiti di assistenza familiare come badanti e colf.

Nel decreto legge invece, da subito, verrà introdotto il principio di clandestinità come aggravante. All’articolo 4 si stabilisce che «quando uno straniero commette un delitto durante la permanenza illegale nel territorio dello Stato la pena prevista è aumentata di un terzo». Dunque il fatto di commettere un reato essendo privi di permesso di soggiorno sarà circostanza aggravante.

Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa spiega che quello che interessa il governo «non è comunque scrivere che è reato essere clandestini, soprattutto se ciò dovesse comportare una maggiore difficoltà dell’espulsione attraverso i passaggi giudiziari». In sostanza, aggiunge, «il reato è utile soltanto se si riesce a determinare l’espulsione immediata con un giudizio per direttissima, senza prolungare la detenzione di un solo giorno in più del normale». Al momento la soluzione più praticabile appare quella di «considerare la presenza clandestina un’aggravante specifica per chi commette reati, con l’impossibilità di equiparare questa aggravante a eventuali attenuanti».