Clandestini, l’Europa è più severa dell’Italia

L’europarlamento approva la direttiva sul rimpatrio degli immigrati illegali. Ampia maggioranza dei sì: 369 contro 197
contrari. Maroni: "La recepiremo al più presto". Le nuove norme prevedono la detenzione nei Cpt fino a 18 mesi

Strasburgo - Via libera per il rimpatrio dei clandestini dalla Ue. Dal 2010 - ci sono due anni perché gli Stati membri ratifichino la direttiva che sarà definitivamente varata a luglio nel Consiglio dei ministri di Interni e Giustizia - l'Europa sceglie il pugno di ferro. L'europarlamento ha infatti ieri acceso il suo semaforo verde con una abbondante maggioranza: 369 i sì, contro solo 197 no e 106 astenuti.

In realtà si era temuto a lungo un testa a testa. Ancora ieri mattina regnava sovrana l'incertezza visto che all'interno dei principali gruppi politici - popolari, socialisti, liberali, verdi, Uen, sinistra radicale e addirittura gli euroscettici - erano in parecchi ad annunciare un distinguo, per i più svariati motivi. Invece ha tenuto la maggioranza di fatto realizzata sul tema tra i popolari (in cui milita Forza Italia), i liberali (radicali e Margherita hanno però scelto il no o l'astensione) e la Uen (An e Lega). Non è tutto. Nel gruppo socialista sono stati parecchi a dissociarsi: alcuni spagnoli e qualche tedesco hanno votato a favore, altri (tra cui gli italiani del Pd) hanno preferito l'astensione, come i britannici, cosicché solo l'estrema sinistra e i verdi hanno decisamente scelto la via del no.

E se persino Borghezio si è lanciato nell'elogio della decisione dell'Europarlamento («Finalmente qualcosa di buono, meglio tardi che mai...») vuol dire che davvero è accaduto qualcosa in un risultato che si dava in bilico. Sarà contata la pressione di Barroso e dei suoi, pronti a far presente che il consiglio europeo, e cioè i governi, non avrebbero accettato altro che un sì. Sarà che il fenomeno clandestini tocca ormai parecchi paesi al di là di quelli mediterranei, ma il risultato è stato piuttosto netto. E questo nonostante le proteste reiterate anche ieri di cattolici, protestanti, di tante ong, di associazioni di vario tipo e persino di organizzazioni industriali.

La nuova norma prevede la possibilità di trattenere nei Ctp per 6 mesi (prolungabili fino a 18) chi rifiuta di dare le proprie generalità. L'espulsione poi di chi non ha regolare permesso di soggiorno (anche dei minorenni non accompagnati) e il divieto di far ritorno in Europa per 5 anni. Il tutto però accompagnato da una serie di garanzie (si può fare ricorso) e dall'impegno della commissione di trattare con gli Stati di provenienza e di passaggio affinché, con aiuti economici, si possa tentare di frenare la corsa verso il nostro continente.

Di fatto, una direttiva che ben si sposa con il recente pacchetto-sicurezza varato dal governo Berlusconi a Roma. Tant'è che fra i primi a farsi sentire è stato il titolare del Viminale Roberto Maroni, il quale ha tenuto a dire che si trattava della «buona notizia della giornata», assicurando che farà di tutto per far recepire la direttiva in tempi brevissimi dal nostro Parlamento. A far notare la compenetrazione tra le recenti regole adottate a Roma e quelle votate ieri a Strasburgo, anche gli azzurri Mauro («Un primo passo cui dovranno seguirne altri perché non si possono più prendere provvedimenti isolati sul tema») e Zappalà. Soddisfatta anche la Angelilli (An) che ha visto interrotto sul nascere «il tentativo della sinistra italiana di bloccare la strategia a livello comunitario» e comunque tutta la pattuglia del centrodestra. Silenzio quasi assoluto tra gli esponenti del Pd, per questo attaccati dalla sinistra radicale. Proprio quest'ultima, specie gli italiani, hanno tentato di bloccare in avvio il varo della direttiva: 114 soli i sì, contro 538 no. Avvelenato Agnoletto: «l'Europa è ormai razzismo e segregazione!».