Clandestini, Maroni accusa l'Europa: "Assente" E Alfano avverte i giudici: "Non eludere le leggi"

Il Viminale contro l'Ue, colpevole di &quot;aver agito poco e male&quot;. Ma è polemica dopo <strong><a href="/a.pic1?ID=385659">l'accusa di Maroni ai giudici di non applicare la legge</a></strong>. Si mobilitano le toghe: richiesta l'apertura di una pratica a tutela dei pm. Il Guardasigilli: &quot;Non eludano le leggi&quot;

Milano - "La Commissione europea ha agito poco e male". Non ha usato mezzi termini il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, nel suo intervento alla seconda conferenza sull’immigrazione, dove "grande assente" seppur invitata è proprio l’istituzione di Bruxelles. Ma è polemica per l'invito avanzato ieri dallo stesso Maroni ai magistrati ad applicare la legge. Contro il ministro leghista il consigliere del Csm, Livio Pepino, che ha richiesto l'apertura di una pratica a tutela dei pm che hanno eccepito la costituzionalità del reato di immigrazione clandestina e dei giudici che sulla questione dovranno pronunciarsi. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, interviene: "I giudici posso interpretare ma non eludere le leggi".

Le accuse a Bruxelles Maroni ha attaccato la Commissione europea che, a suo avviso, "ha agito poco e male" nelle politiche sull’immigrazione. "La commissione non ha svolto un ruolo proattivo - ha detto il titolare del Viminale - né sul fronte del contrasto alla clandestinità né su quello dell’integrazione, né sui rifugiati richiedenti asilo o protezione internazionale". Questa istituzione, ha aggiunto, "ha sempre avuto una voce flebile e poco autorevole, lasciando agli Stati membri la gestione delle politiche sull’immigrazione". La conseguenza è stata che "gli Stati hanno dovuto fare politiche nazionali inefficaci, in ritardo, ma soprattutto in competizione tra loro. Nelle intercettazioni effettuate nell’ambito delle inchieste sul traffico di essere umani, è emerso che gli indagati decidono le rotte dei loro traffici sulla base degli emendamenti giuridici degli Stati, degli accordi bilaterali, dei regolamenti nazionali". Alla commissione Maroni riconosce un ruolo teorico "fondamentale, anche per contrastare i clandestini", ruolo che, tuttavia, non sarebbe stato correttamente esercitato. Durante il suo intervento, il ministro è stato contestato da sette donne, tra le quali il consigliere comunale del Prc, Patrizia Quartieri. 

Lo scontro con i magistrati "E' un'indebita pressione tesa a turbare il sereno e indipendente esercizio della giurisdizione". Dopo le accuse mosse ieri da Maroni ai magistrati il consigliere del Csm, Livio Pepino, ha richiesto l'apertura di una pratica a tutela dei pm che hanno eccepito la costituzionalità del reato di immigrazione clandestina e dei giudici che sulla questione dovranno pronunciarsi. "Nessuno, e neanche il ministro Maroni, ha messo in dubbio il diritto-dovere dei magistrati di interpretare le leggi dello Stato votate dal Parlamento. Ovviamente si deve trattare di interpretazione e non di elusione", ha subito spiegato il Guardasigilli Alfano, che spera che i giudici "si limitino ad interpretare la legge e non ad eluderla, perchè si violerebbe il principio di obbligatorietà dell’azione penale, tanto cara ai magistrati".

Contestazioni alla conferenza Nel corso del suo intervento conclusivo il ministro è stato contestato da parte di un piccolo gruppo che, in Aula Magna, ha urlato: "No all’identificazione, no ai respingimenti". Il ministro ha interrotto il suo discorso per un minuto per poi proseguire l’intervento. Il gruppetto di contestatori era formato da poco meno di una decina di donne, tra cui il consigliere al Comune di Milano di Rifondazione Comunista, Patrizia Quartieri. Le donne hanno iniziato a contestare il ministro dell’Interno quando questi ha cominciato a parlare del problema degli immigrati minorenni che arrivano nel nostro Paese non accompagnati. "Avete fatto il vostro show, grazie per il contributo", ha risposto Maroni prima di riprendere il suo intervento.