«Clandestini negli asili, deciderà il Tar»

Asili aperti anche ai figli di clandestini. Palazzo Marino obbedisce (e non avrebbe potuto fare altrimenti) all’ordinanza del giudice Claudio Marangoni e corregge la circolare per le iscrizioni. Ma annuncia di aver dato mandato all’ufficio legale per il ricorso contro l’ordinanza del tribunale di Milano che accoglie la richiesta della mamma marocchina che si sarebbe vista negare la possibilità di iscrivere la figlia in una scuola per l’infanzia del Comune.
La decisione ieri, durante la giunta presieduta dal sindaco Letizia Moratti. «La decisione del ricorso - la posizione di primo cittadino e assessori - nasce dalla volontà di riaffermare il principio di legalità e il rispetto dei diritti di tutti i minori, quelli milanesi e quelli stranieri regolari». Non piace, quindi, la decisione della prima sezione civile del tribunale che fa prevalere sull’irregolarità dei genitori, il criterio della «dimora abituale». Bene il diritto dei bambini all’istruzione, spiega l’assessore alle Politiche sociali Mariolina Moioli, «ma bisogna uscire dalla confusione e dall’ambiguità». Creata da un’ordinanza che potrebbe essere poi invocata da tutti. Anche da quei genitori che, pur avendo la residenza in un altro Comune e magari lavoro e dimora abituale a Milano, fino a oggi si sono visti respingere la domanda di iscrizione dei figli agli asili comunali. «Le leggi non sono chiare - attacca la Moioli - e ognuno le interpreta come vuole. Il Comune accoglie e tutela i minori, ma vuole svolgere la propria attività nella legalità». Come ha sempre fatto, ci tiene a ricordare. «Ci rimproverano di non accogliere? Proprio a me - si lamenta - che ho fatto inserire i minori di famiglie irregolari nelle scuole comunali dell’infanzia attraverso i servizi sociali». Parole condivise da Riccardo De Corato. «Quella del magistrato - sottolinea il vicesindaco - è un’ordinanza e in quanto tale ordina. Noi non possiamo non applicarla, ma nessuno ci vieta di ricorrere per far ripristinare il testo originario della circolare». Diventata dunque immediatamente esecutiva in attesa dell’udienza per la causa fissata il prossimo 15 maggio. Per il momento, quindi, saranno almeno dieci i bambini figli di clandestini che dovranno essere accettati. Ma, spiega la Moioli, «tutti gli altri che hanno presentato richiesta, hanno titolo per accedere alla domanda di iscrizione». E, intanto, rileva l’incoerenza della decisione del giudice che «equipara obbligo scolastico e diritto alla frequenza della scuola dell’infanzia».
Se è così, attacca l’assessore, il governo sia conseguente «e cominci a sanzionare quando i genitori non ottemperano a questo principio e a questo obbligo». Ma l’importante, chiude, è «smetterla con le polemiche e le inutili strumentalizzazioni le cui uniche vittime sono i bambini».