Clandestini, no dai medici: obbligati a denuncia

Le sigle sindacali dei camici bianchi protestano contro il dl sicurezza: "Il parlamento non ci ripensi. Non avrà effetti positivi né sull'ordine pubblico né sulla spesa sanitaria". Pronto il ricorso alla Corte Ue: "Non siamo né spie né macellai"

Roma - E' muro contro muro tra medici e maggioranza sulla norma che preved la denuncia dei pazienti clandestini. La nuova condanna del testo, già votato alla Camera e ora in discussione al Senato, arriva dalle sigle sindacali dei medici. I sindacati hanno voluto rivolgere un appello al parlamento affinché "venga corretta questa norma" che a loro avviso "non produrrà effetti positivi sia nell’ambito dell’ordine pubblico sia nel campo della spesa sanitaria".

No dei medici "Adesso basta" affermano in una dura nota nove sigle sindacali. "Prima l’offesa inqualificabile - denunciano - di essere macellai o nella migliore delle ipotesi, fannulloni. Poi gli attacchi diretti alla professione contenuti nella manovra economica e nella legge Brunetta sul pubblico impiego. E ora l’attacco alla nostra stessa dignità e deontologia professionale che si vorrebbero mortificare, sancendo l’obbligo di denunciare i clandestini che si dovessero rivolgere a noi per essere assistiti. Non siamo né spie né macellai". A firmare il documento sono Anao-Assomed, Cimo-Asmd, Aaroi, Fp-Cgil-Medici, Fvm, Federazione Cisl Medici, Fassid, Fesmed e Federazione Medici Uil Fpl.

Le proteste "Questa norma non serve a nulla - ha detto Carlo Lusenti, segretario nazionale dell’Anaao Assomed - non serve al controllo dell’ordine pubblico, che invece è bene che sia garantito da altri soggetti e non dai medici, e non aiuterebbe la spesa sanitaria anche perché gli immigrati clandestini si rivolgerebbero agli ospedali non ai primi sintomi della malattia, ma in uno stato già avanzato quindi con costi più alti. Un provvedimento inutile e paradossalmente che potrebbe produrre effetti inversi a quelli voluti. Al momento non facciamo scioperi ma, se non saremo ascoltati, utilizzeremo tutte le possibilità che ci sono messe a disposizione delle legge rivolgendoci alla Corte Costituzionale e alla Corte europea".