Clandestini ma «regolari» con le assunzioni truffa

Clandestini, ma ufficialmente regolari. Un permesso di lavoro vero ma allo stesso tempo finto, forse anche con la compiacenza di qualche dipendente pubblico «infedele» e qualche migliaia di euro per pagare il «favore». Così centinaia di immigrati per la maggior parte dell’Est sono riusciti ad aggirare la Bossi-Fini. Lo hanno scoperto dopo due anni di indagini i carabinieri di Trieste. In sostanza gli immigrati entravano in Italia presentando «regolari» lettere di assunzione da parte di compiacenti datori di lavoro ma in realtà appena ottenuto il permesso di soggiorno venivano «licenziati». C’era anche un preciso tariffario, con l’indicazione dei prezzi per ciascun tipo di clandestino: 3.500 euro per far entrare serbi, bosniaci e moldavi; ottomila per i marocchini.