Clandestini, in Toscana sanatoria "fai da te"

Una proposta di legge della regione, in contrasto con le norme
nazionali, prevede per gli irregolari libero accesso a dormitori e
mense. Agli stranieri senza permesso di soggiorno cibo e un letto senza
più il rischio della denuncia

Lucia Bigozzi

Firenze - Assistenza sociale e sanitaria anche per gli immigrati clandestini. Che tradotto vuol dire: se un irregolare ha bisogno di cure ospedaliere potrà usufruirne attraverso la tessera sanitaria. Stesso concetto per l’accesso a mense e dormitori. Così la Toscana si porta avanti, molto avanti, e vara un «progetto» in salsa buonista per gli immigrati irregolari, una specie di sanatoria per via ospedaliera. Perché, di fatto, questa è la legge quadro per l’immigrazione approvata dalla giunta regionale guidata dall’ex Ds (ora Pd). Una sanatoria da due milioni di euro all’anno.

La legge italiana garantisce a tutti le cure: significa che chiunque, italiano o straniero che sia, viene assistito in caso di emergenza. A Firenze (ma è prevista da una normativa nazionale) chi arriva in ospedale per un’urgenza riceve la Stp, la tessera di «straniero temporaneamente presente». Questo certificato permette allo straniero senza permesso di soggiorno valido di essere curato in ospedale o in ambulatorio e va richiesta alla Asl. L’assistenza è garantita ai bambini o in caso di infortunio, malattie gravi, patologie infettive e in gravidanza. In pratica, il clandestino che va da un medico o in ospedale riceverà le cure necessarie e non sarà denunciato per il fatto di non avere il permesso di soggiorno.
La Toscana fa di più, però. Accelera, spinge e allarga le maglie: con la nuova legge, i clandestini che ricevono la tessera «Stp» potranno entrare nelle mense e nei dormitori pubblici. Così, la giunta Martini equipara sostanzialmente italiani, stranieri regolari e stranieri irregolari. Cioè non cambia lo status di clandestino, ma lo accetta, quasi lo giustifica.

«Non siamo in contrasto con alcuna normativa», specifica l’assessore alle Politiche sociali Gianni Salvadori, che ha presentato la proposta di legge insieme al presidente Martini secondo il quale «quando una persona muore di fame o freddo tutti sono colpiti, a prescindere dal fatto si sia regolari oppure no. E noi vogliamo intervenire su questo fronte». Il problema non è questo, però. Perché l’assistenza medica è garantita a chiunque da una legge nazionale e non viene messa in discussione da nessuno. È il passaggio successivo che crea polemiche. Perché un immigrato regolare in fila per un pasto caldo in una mensa deve trovarsi davanti un clandestino che non dovrebbe essere lì? L’estensione della tessera non fa più differenze e così rischia di concedere alibi a uno stato di illegalità. Così l’opposizione insorge e promette battaglia nei prossimi consigli regionali. Ma la polemica supera i confini regionali: ieri il senatore Pdl Achille Totaro, ha parlato di una proposta di legge per «favorire la clandestinità». Il tema è caldo e lo dimostra il dibattito sul ddl sicurezza (che comprende diverse norme sull’immigrazione, compresa quella sull’aggravante di clandestinità) il cui voto in Parlamento slitta a dicembre.

Il governatore Martini e la sua giunta si difendono parlando del diritto alle cure. Però, come detto, quello è sacrosanto e intoccabile. E sembra curiosa anche la dichiarazione dell’assessore Salvadori rilasciata al Tirreno: «Ci sono casi di clandestini che hanno malattie infettive. Se non le curano per paura di essere denunciati si possono rischiare casi di contagio». Il problema non c’è: la tessera «Stp» esiste in tutta Italia e garantisce l’anonimato proprio per evitare che gli irregolari non vadano in ospedale per non essere denunciati.
C’è qualcosa che non torna. Qualcosa che va oltre. Non è la prima volta che la Toscana vuol fare da apripista a normative sull’immigrazione: è stata la prima a pensare al diritto di voto agli stranieri e l’unica a dire di no alla costruzione di nuovi centri di permanenza temporanea.