Clandestini, trans, risse e balordi: notti da coprifuoco all’Ortomercato

Di giorno sembra una periferia come tante. Vialoni semideserti, palazzi popolari, anziani ed extracomunitari che giorno dopo giorno cercano di costruire la loro convivenza. È quando tramonta il sole che scatta il coprifuoco. E le strade intorno all’Ortomercato si trasformano nel ritrovo di clandestini e transessuali. «Succede di tutto - racconta un meccanico che lavora in via Monte Velino -. Nel parchetto qui di fronte si riuniscono diverse bande che si ubriacano, schiamazzano e qualche volta si affrontano». Provocano risse, tirano fuori i coltelli. I residenti hanno paura, e nella maggior parte dei casi rinunciano a uscire di casa. Succede in via Lombroso, via Monte Velino, via Varsavia, via Bonfadini, viale Molise. Aree ad alto rischio sicurezza. «Ci sono diversi locali notturni poco raccomandabili - conferma Paolo Zanichelli, presidente di zona 4 -. La maggior parte è frequentata da extracomunitari». Davanti a uno di questi, lo Sharm el Sheikh di via Lombroso, l’ultimo accoltellamento nel quale sabato notte ha perso la vita un marocchino.
«La situazione dell’Ortomercato la conosciamo da tempo - spiega Salvatore D'Arezzo, presidente della commissione sicurezza di zona e autore di un rapporto che affronta la questione -. Abbiamo investito Sogemi del problema, affinché cerchi una soluzione. Perché all’interno di quello spazio succede di tutto: entrate abusive, furti, lavoro nero. Ho visto con i miei occhi camioncini carichi di immigrati entrare nell’Ortomercato in piena notte. Senza essere fermati dalla vigilanza. Qualche giovane riesce perfino a scavalcare i cancelli. E le conseguenze di questa situazione si consumano all’esterno, dove succede di tutto». I locali «incriminati» sono costantemente controllati. E chiusi per reati di ogni genere. «Ma dopo il secondo fermo i gestori riaprono cambiando il nome della società. Non è solo la mancata applicazione delle norme di sicurezza a preoccuparci. In quei bar la realtà quotidiana è fatta di lavoro nero, racket e smercio di sostanze stupefacenti». Proprio in via Monte Velino, a due passi dall’Ortomercato, ci sono due grosse saracinesche abbassate e un’insegna dal suono vagamente esotico. «Qui fino a poco tempo fa c’era un locale malfamato - spiega un residente anziano -. Finalmente lo hanno chiuso, ma non so quanto durerà. Ci creava moltissimi problemi perché era frequentato da extracomunitari e transessuali che si ubriacavano e schiamazzavano fino a notte fonda. E poi, all’esterno, spesso provocavano risse e con i cocci di bottiglia danneggiavano le auto parcheggiate». «La situazione non è certo facile - continua Maurizio Biancucci, titolare del ristorante “Al mercato del pesce” -. A crearci problemi è soprattutto la prostituzione maschile. Proprio davanti al mio locale di sera i transessuali si appartano con i loro clienti. Sono tutti di origine slava, romena e bulgara. Io lavoro qui da 37 anni e il degrado è aumentato. Ma ci tengo a precisare che l’Ortomercato non è la fabbrica del male». Poco distante, alle spalle di via Varsavia, nascosto dietro decine di capannoni ormai abbandonati e piccole discariche abusive nate a ridosso del muro della ferrovia, c’è il campo rom di via Bonfadini. È autorizzato dal Comune, ma i suoi «ospiti» contribuiscono ad aumentare il senso di insicurezza dei cittadini. «Siamo costretti a convivere con i furti - racconta Paola -. Gli zingari entrano negli appartamenti e portano via le auto». Vetture che, non a caso, sono state ritrovate dalla polizia locale a pochi passi dal campo. «Parcheggiate» in un vero e proprio cimitero delle macchine rubate.