"La clandestinità è solo un’aggravante, non un reato"

Berlusconi spiega la legge più discussa del pacchetto sicurezza: "Non si può perseguire chi è irregolare. Se compie
illeciti va aumentata la pena&quot;. Così nel mondo vengono <strong><a href="/a.pic1?ID=266317">puniti i clandestini</a></strong>

Roma - «Il Parlamento è sovrano e deciderà secondo buon senso». La conferenza stampa congiunta a Palazzo Chigi con Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy è agli sgoccioli quando il presidente del Consiglio si sofferma sulla questione immigrazione. «La mia idea - dice - è che non si possa perseguire qualcuno per la sua permanenza irregolare nel nostro Paese condannandolo per un reato. Mentre penso che possa essere considerata un’aggravante nel caso in cui commetta un illecito». Parole, quelle del Cavaliere, con cui prende di fatto le distanze dall’introduzione del reato di immigrazione clandestina che chiede a gran voce soprattutto la Lega.E che se alla fine è stato tolto dal decreto legge approvato dal governo, resta invece nel disegno di legge che già la prossima settimana - o al più tardi fra quindici giorni - dovrebbe arrivare all’esame dell’aula del Senato. Berlusconi, dunque, prova a stemperare le polemiche degli ultimi giorni. Perché non solo l’opposizione ha fatto fronte comune sulla questione e l’Onu non ha lesinato critiche, ma pure dal Vaticano e da alcuni parlamentari del Pdl vicini alla Santa Sede sono arrivate perplessità. Insomma, un modo per non mettere a rischio il confronto bipartisan che si è avviato negli ultimi mesi (sul punto, anche il Quirinale non è mai stato entusiasta) e preparare l’incontro con Benedetto XVI in programma dopodomani in Vaticano. Senza considerare che da giorni - dopo aver coinvolto nella questione anche il Guardasigilli Angelino Alfano - il Cavaliere non nasconde la preoccupazione che una norma simile porti in breve tempo le nostre carceri al collasso.

Una presa di posizione, però, che non piace affatto alla Lega. E in particolare al ministro dell’Interno Roberto Maroni che già aveva mal digerito il fatto che l’introduzione del reato di immigrazione clandestina fosse stata rimandata al disegno di legge e, dunque, al Parlamento. Così, dopo essersi detto «sorpreso» dalla presa di posizione del premier, Maroni affonda il colpo: «Su questo punto, io non ho cambiato opinione. L’aggravante è nel decreto legge ed è già in vigore, il reato di clandestinità è invece nel ddl approvato due settimane fa dal Consiglio dei ministri all’unanimità».

E ancora: «Porta come prima firma proprio quella di Berlusconi. La seconda è la mia». Piu cauto il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli perché, spiega, «quando abbiamo pensato al reato di clandestinità il nostro obiettivo non è mai stato metterli in carcere ma accelerare le espulsioni». E pure Umberto Bossi dal palco di Pontida aveva usato parole piuttosto prudenti: «Non vogliamo la guerra agli immigrati, ma una via pacifica alle riforme». Una considerazione che a tre giorni di distanza e alla luce delle aperture del Senatùr al Pd per una collaborazione sulla riforma federalista potrebbe anche essere letta in senso distensivo. Anche se, fa presente il capogruppo alla Camera Roberto Cota, «il punto vero è che qualsiasi cedimento sulla linea politica non è certo visto di buon occhio dalla gente». A sera, sulla questione interviene anche Paolo Bonaiuti che smentisce qualsiasi polemica all’interno della maggioranza. Il premier, spiega il sottosegretario alla presidenza e portavoce del Cavaliere, ha solo ribadito «che non c’è alcuna intenzione di perseguire chi cerca accoglienza e lavoro ma chi viene per delinquere».

E caute sono anche le reazioni che arrivano dal resto del Pdl. Con i ministri Ignazio La Russa (Difesa) ed Elio Vito (Rapporti con il Parlamento) che si rimettono di fatto al dibattito parlamentare. Così come il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano e i capigruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri. E a lasciare intendere che la strada possa essere quella di non alzare le barricate sono anche le parole del ministro degli Esteri Franco Frattini. Che auspica sul pacchetto sicurezza «una larga intesa in Parlamento che comprenda anche partiti dell’opposizione». E non a caso arrivano delle aperture sia dal Pd che dall’Udc. «Con le sue parole - dice Walter Veltroni - oggi Berlusconi cancella il reato di immigrazione clandestina. E ci dà ragione». Un risultato, gli fa eco Pier Ferdinando Casini, «frutto anche del lavoro dell’opposizione».