Clandestino: 15 fermi, 5 arresti, zero espulsioni

L’uomo ha sette &quot;alias&quot; ed è in Italia, clandestino, da 13 anni. Dal 1995 a oggi è finito in cella per tentato stupro, furto, rissa e ricettazione. Ora è in carcere, ma tra un mese uscirà di nuovo. <a href="/a.pic1?ID=257104" target="_blank"><strong>Racket dei clandestini: l'allarme degli 007</strong></a>

Milano - Alle forze dell’ordine ha dato sette noni diversi, sette alias come si dice in gergo, ma all’anagrafe di Casablanca, dov’è nato il 18 giugno 73, è registrato come Moussalim Khalid. Professione: elettricista. L’ha mai esercitata? Dal 1995 - prima non si sa - è in Italia e in tredici anni carabinieri e polizia l’hanno fermato una quindicina di volte e in cinque occasioni arrestato. Ma per uno di quei misteri italiani che tutti intuiscono ma nessuno riesce a spiegare compiutamente è ancora qua: irregolare, irregolarissimo, con un curriculum penale lungo così, una sfilza di denunce, ma neanche un decreto che sia uno di espulsione. Fortuna, abilità, garantismo, burocrazia, mancanza di mezzi: ci può essere di tutto e tutto può aver contribuito ad evitare il rimpatrio, ma certo Moussalim Khalid è la prova vivente che le leggi in materia funzionano solo in modo virtuale.

Il primo avvistamento avviene a Frosinone il 18 marzo 1995. Un banale controllo, il giovane non ha documenti. È un clandestino: lo fotosegnalano, come di rito, e lo denunciano per ricettazione. Non succede nulla. Il fantasma non se ne va. A gennaio ’99 tocca ai carabinieri di Milano fermarlo e identificarlo. Ancora una volta è senza documenti. Si scopre che è la stessa persona bloccata quattro anni prima nel Lazio. Che fare? Lo portano in questura, come prevede in questi casi la norma, o lo invitano ad andarci, come pure si fa quando gli orari sono notturni, gli uffici chiusi o il personale scarseggia? Non è chiaro, ma lui prosegue indisturbato la vita randagia. Infatti, a marzo dello stesso anno lo ferma la polizia. Fotosegnalazione. Il gioco dell’oca può riprendere.

Lui si sposta in Piemonte. L’Arma lo arresta per furto e ricettazione. All’inizio del 2001 è già in circolazione, un anno dopo è di nuovo dentro: questa volta per resistenza a pubblico ufficiale. Qualche mese in cella, poi si ritrova libero. Incredibilmente, nessuno gli mette in mano, in questi anni di andirivieni da mal di testa, un decreto di espulsione. O almeno questo risulta dalle carte. È irregolare, è clandestino e infatti viene denunciato a ripetizione pure per essere rimasto nel nostro Paese. A quanto pare, le notizie di reato e le foto segnaletiche gli scivolano addosso come l’acqua. Anche perché lui, a complicare le ricerche, fornisce alias su alias, magari cambiando la data di nascita o una vocale nel cognome o un dettaglio, sufficiente a mandare nel caos il sistema giudiziario. Il 21 gennaio 2006 una pattuglia interviene per sedare una rissa alla periferia di Milano; camuffa la propria identità ma commette un autogol perché anche le false generalità lo mettono nei guai: può sembrare incredibile ma anche l’alias, insomma sempre lui ma con i dati cambiati, è ricercato. Anzi deve scontare una condanna a 8 mesi per furto. Si ritrova in cella, ma ci resta poco. In estate pesca l’indulto e guadagna la libertà.

Khalid la trottola non si ferma e ricomincia la sua vita ai bordi della società. Viene denunciato dalla ex convivente per lesioni e minacce. Dunque si candida a sostenere l’ennesimo processo di una lunghissima carriera da imputato. Il 18 febbraio 2007 però lo ammanettano di nuovo e questa volta l’accusa è pesante: tentata violenza sessuale. In pratica ha cercato di mettere le mani addosso all’ex fidanzata che ha reagito difendendosi a morsi e bastonate. In carcere resta il tempo di un caffè; a maggio è a spasso, con l’obbligo di farsi vedere regolarmente in caserma.

Gli ultimi mesi sembrano, dal punto di vista della legalità, quasi surreali. Lo sorprendono ubriaco alla guida di un’auto e gli sospendono, nientemeno, la patente marocchina. Lui se ne infischia e al controllo successivo, dopo una manciata di giorni, il documento viene ritirato. Potrebbe bastare, invece no: a marzo Khalid va a farsi un giro in un grande magazzino dell’hinterland. Vorrebbe portarsi via un gadget per la cosmesi femminile, ma l’impresa fallisce. Ora è a San Vittore. Per 4 mesi. Poi il valzer dovrebbe ricominciare. Niente espulsione, almeno per ora, forse per dargli la possibilità di assistere ai processi o chissà perchè. Così si avvia a battere un record: di questo passo diventerà il clandestino più controllato d’Italia.