Il clandestino convive? Può essere espulso

In una sentenza la Corte di Cassazione ha stabilito che "non è possibile
estendere l’equiparazione tra famiglia legittima e famiglia di fatto nella materia
dell’immigrazione". La convivenza, pertanto, non può essere motivo valido per evitare l'applicazione delle leggi in materia

Roma - Deve lasciare il Paese il clandestino, espulso dal territorio nazionale, che convive con una ragazza italiana perché "non è possibile estendere l’equiparazione tra famiglia legittima e famiglia di fatto nella materia dell’immigrazione". Lo ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza numero 24710 di oggi.

La Suprema corte non ha riconosciuto ai clandestini, che vivono nel nostro Paese, quelle se pur limitate tutele alla famiglia di fatto che ha invece in molte occasioni previsto per i conviventi italiani. Infatti, ha confermato l’ordinanza emessa dal Tribunale di sorveglianza di Lecce con la quale, a luglio dello scorso anno, era stato respinto il reclamo proposto da un immigrato irregolare contro il provvedimento di espulsione adottato a maggio dello stesso anno dal magistrato di sorveglianza della stessa città. Lui ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che conviveva con una ragazza italiana. Esisteva, pertanto, una famiglia di fatto che meritava di essere tutelata. Ma la prima sezione penale non ha condiviso questa tesi e ha infatti precisato che "la convivenza more uxorio con una cittadina italiana non può costituire legittimo motivo ostativo all’espulsione, in quanto il divieto di espulsione di cittadino extracomunitario coniugato con cittadino italiano o convivente con parenti entro il quarto grado di cittadinanza italiana, risponde all’esigenza di tutelare da un lato l’unità della famiglia e dall’altro il vincolo parentale che riguarda persone che si trovano in una situazione di certezza di rapporti giuridici ed è invece assente nella convivenza more uxorio, non risultando possibile estendere l’equiparazione tra famiglia legittima e famiglia di fatto alla materia dell’immigrazione clandestina".

Infatti, questa materia, ricorda la Cassazione, è regolata da norme di ordine pubblico e l’obbligo dell’espulsione incontra qui solo i limiti prettamente previsti dalla legge al fine di escludere facili elusioni alla normativa dettata per il controllo dei flussi migratori.