Clandestino fa 33 rapine: preso dal cyber-poliziotto

Arrestato un albanese che era già stato espulso un anno fa. Incastrato grazie a un software creato da due agenti

L’anno scorso aveva ricevuto l’ordine del questore di lasciare l’Italia, ma l’albanese se n’è altamente fregato e ha continuato a fare il suo «mestiere», cioè il delinquente. Infilando, proprio in questi ultimi 10 mesi, almeno 33 rapine: 31 in farmacia e due in banca. Adesso è stato fermato dagli agenti della squadra mobile diretti da Francesco Messina. Ma siccome come cantava Fabrizio De André «se non sono gigli son pur sempre figli, vittime di questo mondo» non dubitiamo che presto tornerà alla sua professione.
Professione, quella di rapinatore che Ardian Muca, 38 anni, svolgeva con estremo scrupolo e dedizione. Basti pensare che il 30 marzo armato di un coltellaccio con una lama lunga 25 centimetri avrebbe rapinato ben tre farmacia, intascando tra i 700 e i 1.200 euro al colpo, in piazza Velasquez, via Pagliano e via Piero della Francesca. Questa, più una quarta in piazza De Angeli il 16 aprile, sono quelle attribuite con certezza dagli investigatori diretti da Messina.
Come si vede si tratta di strade racchiuse quasi in un fazzoletto di città. Un particolare che non poteva certo sfuggire alla polizia, in particolare a due agenti dell’Ufficio Prevenzione generale, le volanti per capirci, diretto da Ivo Morelli. Gli investigatori, tenendo conto della «serialità» di questi soggetti, hanno elaborato un sistema informatico con tutti i particolari delle rapine, cercando i tratti comuni. Per esempio i tratti somatici del malvivente, il suo abbigliamento, i luoghi e gli orari dei colpi. Scoprendo appunto come spesso sviluppino una certa ripetitività. Anche perché non stiamo parlando di maghi del crimine, ma di balordi che, una volta accertata come una certa tecnica abbia successo, la ripetono all’infinito. Consentendo alla polizia di «aspettare» il balordo dove e quando potrebbe colpire nuovamente. Riuscendo a beccarlo subito dopo il colpo, ma talvolta anche prima.
Il sistema denominato «key crime», chiave del delitto, è stata poi «passata» anche alla squadra mobile che ha sviluppato la tecnica dell’attesa del rapinatore. Nei giorni scorsi i «Falchi», agenti in borghese in sella a potenti motociclette, sono andati ad appostarsi in zona fino a quando in via Washington, dunque non lontano da dove erano stati consumati gli altri colpi, ha sorpreso il nostro eroe. Scoprendo prima di tutto che si trattava di un vecchia conoscenza. L’uomo, in Italia da dieci anni, aveva infatti precedenti per favoreggiamento della prostituzione e sequestro di persona a scopo sessuale nel 1999 ad Ascoli, per rissa nel 2004 a Milano e per furto e inottemperanza all’ordine di espulsione l’anno scorso a Torino.
Gli investigatori sono andati poi a ripassarsi tutte le denunce di rapine, con relative descrizioni del bandito, verificando come il nostro buon Ardian avrebbe commesso non solo i quattro colpi in farmacia del 30 marzo e 16 aprile, ma almeno altri 29, e solo nel corso degli ultimi dieci mesi. Rapine effettuate qualche volta armato di coltello, altre di pistola, la maggior parte delle quali, 27 per la precisione, ai danni di farmacie, una sorta di «bancomat» dei disperati. Ma in nostro eroe non avrebbe trascurato neppure le banche, avendone assaltate almeno un paio. Racimolando un bottino, spicciolo più spicciolo meno, di 23mila euro.