Clandestino già espulso stupra ragazzo disabile

L’algerino aveva ignorato l’ordine di lasciare l’Italia Un passante ha dato l’allarme e l’ha fatto arrestare. L'abuso sul 17enne consumato mentre le auto sfrecciavano senza fermarsi

Milano - Ha abusato senza esitare sulla sua menomazione psichica, sulle sue profonde insicurezze, dei problemi di cui soffre fin dalla nascita e che ne fanno un essere umano fragilissimo ed estremamente vulnerabile. Tutto per dar sfogo, con un atto raccapricciante, ai propri istinti più selvaggi. Così, dopo averlo incontrato che vagava incerto poco lontano dalla Stazione Centrale, un nordafricano ha trascinato, chissà con quale scusa, un ragazzone varesino di 17 anni, disabile psichico, in un sottopassaggio stradale poco lontano da lì - tra via Tonale e via Pergolesi - e, approfittando della minore frequenza della corsia centrale dove passano i tram, lo ha violentato. Le due vigilesse che, fingendo di fare retromarcia, lo hanno sorpreso grazie alla segnalazione di un passante (a piedi) hanno potuto loro stesse assistere al triste spettacolo di un ragazzino italiano in atteggiamento inequivocabile: appoggiato con le mani contro il muro e i pantaloni calati il giovane, immobilizzato dal terrore, veniva sodomizzato dall’extracomunitario.

Il fattaccio è accaduto lunedì, poco dopo le 19. Quando, grazie all’ora legale, la luce è ancora tanta e anche i sottopassi dove sfrecciano le auto non sono così impenetrabili alla vista. Non appena ha notato le due divise e l’auto con i colori della polizia municipale l’immigrato - un algerino di 43 anni, Yusef Mazili, clandestino e, in quel momento, privo di qualsiasi documento di riconoscimento - ha subito spinto via il ragazzo e si è tirato su i pantaloni. Poi, quando le vigilesse hanno cominciato a chiedergli cosa stesse facendo, lui ha assicurato che il minorenne era consenziente. «Vero che sei contento? Di’ che sei contento, dai!». Il 17enne non riusciva a spiccicare nemmeno una parola tanta era la confusione e lo choc. Anche lui non aveva documenti, ma alle vigilesse è bastato poco per capire che era un giovane con problemi.

«Sembrava assente - hanno spiegato le due donne più tardi, una volta giunte al loro comando -. A un certo punto, dopo che lo abbiamo sollecitato più volte con una raffica di domande, ha sussurrato il cognome, un numero di telefono. E i genitori, che hanno risposto alla chiamata, sono corsi a Milano a riprenderselo: ne avevano denunciato la scomparsa domenica ai carabinieri ed erano disperati perché aveva già trascorso una notte fuori. Temevano fortemente che gli fosse successo qualcosa. Il padre ha portato con sé un certificato di dimissioni del figlio dal reparto di psichiatria dell’ospedale di Saronno (Varese). La famiglia vive in zona e lo cura sin dalla nascita perché ha dei grossi deficit psichici. Il ragazzo? Era sconvolto, ma si era chiuso in un silenzio ostinato. Non ha parlato per diverso tempo. Una volta al comando ha chiesto solo di fumare, ma ha rifiutato il cibo. Anche se, più tardi, ha ammesso che non mangiava e non beveva sin da domenica, cioè da quando si era allontanato da casa senza dire nulla».

«È brutto a dirsi, ma per fortuna le vigilesse hanno potuto compiere l’arresto in flagranza di reato. Così possiamo almeno sperare che l’algerino sia punito dalla legge il più duramente possibile» commenta il vicesindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato che ieri ha diffuso la notizia dell’arresto dell’extracomunitario, che aveva già precedenti per spaccio, rissa, furto e atti contrari alla pubblica decenza. Già detenuto in Sardegna e a Bollate, su di lui pendeva un ordine di espulsione del questore.

«In Stazione Centrale e nelle zone limitrofe abbiamo presidi fissi dalle 7 alle 22. - conclude De Corato -. Tuttavia, con circa 80mila stranieri clandestini in provincia di Milano di cui 42mila solo in città (dati Ismu, l’osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità) diventa difficile supplire a una tale ondata di immigrati».