Clandestino? Hai un ambulatorio solo per te

I paradossi della sanità: a Bassano un servizio medico di routine riservato agli immigrati irregolari. E così chi vive al di fuori delle regole gode di maggiori vantaggi rispetto ai "normali" cittadini. Che invece devono mettersi in lista

S’era appena detto che finalmente la clandestinità saràunreato anche in Italia. Punibile solo con multa,mareato. Per comprendere quanta coerenza e quanta linearità siano insite nel popolo italiano, a Bassano del Grappa hanno dato subito prova di aver recepito perfettamente lo spirito della legge: ai clandestini, soltanto a loro, stanno riservando un pubblico ambulatorio. Nel consultorio familiare dell’Usl 3, gli immigrati irregolari, cioè perseguibili dalla legge, saranno accolti come una casta speciale, titolare di cure e di considerazione esclusive. E per fortuna che il Nord-Est sarebbe la grande Guantanamo d’Italia.

Tanto per evitare fastidiose e ipocrite reazioni, molto politicamente corrette, liquidiamo prima il capitolo razzismoe dintorni. Dovrebbe essere chiaro anche ai più duri di cervice: in questo caso, il razzismo non c’entra. Il discorso cioè non è quello che eventualmente può solleticare qualche trinariciuto xenofobo, categoria secondo la quale gli immigrati non vanno curati, ma eventualmente aiutati a schiattare prima. In questo caso si parla d’altro: si parla della decisione di conferire dignità pubblica e formale a una categoria che in linea di principio non ne deve avere alcuna. È accettabile?

Già è pronta un’altra nobilissima eccezione: ma come, un clandestino - anzi: una clandestina incinta all’ottavo mese, o un bimbo clandestino in grave crisi asmatica, così il discorso diventa più efficace -, cioè uno sventurato essere umano ha bisogno di cure mediche e noi che facciamo, gliele neghiamo?

Anche questa però è una pietosa considerazione che non c’entra proprio nulla, nel caso di Bassano: da noi, per fortuna, non c’è il rischio di tanta crudeltà. Da molto tempo, qualunque Pronto soccorso è tenuto a prestare le cure a chiunque si presenti lì, sia egli italiano o straniero, bianco o nero, regolare o clandestino.

Dunque, è sperabile che la questione sia chiara e solare: non si discute se curare o meno i clandestini, perché questo problema è già lodevolmente e civilmente risolto con un dogma indiscutibile: chi sta male, va assistito. Senza se e senza ma. Punto e basta. Vergogna se così non fosse.

Assodato tutto questo, bisogna però dedicarsi alla vera novità: all’ambulatorio pubblico per fuorilegge, come in modo lineare andrebbero definiti gli autoridel reato di clandestinità. In questo nuovo spazio, un medico e un infermiere dovrebbero fornire visite, medicazioni, vaccinazioni, ricette - cioè servizi di routine, non d’emergenza - soltanto a chi non ha regolare permesso di soggiorno. È normale? Può diventare un modello da estendere in tutta Italia?

Che sulla storia raccontata ieri dal Gazzettino si stia scatenando una nuova bufera politicanonstupisce. Così comenon sposta i termini ricordare che le cure mediche ai clandestini furono previste da un decreto legislativo del luglio 1998, in epoca Prodi. Quello che davvero emerge è il pesante significato simbolico che la nascita dell’ambulatorio va ad assumere. Se davvero èuna riserva esclusiva per clandestini, si firma un doppio capolavoro: viene concessa solenne e burocratica dignità a una categoria sociale che si muove fuori dalle regole, e inaggiunta si discrimina alla rovescia la popolazione regolare, che da parte sua deve magari accatastarsi in coda negli ambulatori normali.

Aleggia poi sullo sfondo una domanda molto elementare, eppure niente affatto leggera:male forze dell’ordine, che tanta fatica dicono di incontrare nel disperato tentativo di portare alla luce il magmaclandestino degliultimi anni, non hanno nulla da ridire su questo genere di illegalità legalizzata? Cioè: davvero possono spiegare che la caccia al clandestino è ardua e complessa, se poi il clandestino è liberissimo di muoversi tranquillamente da e per un ambulatorio pubblico, in pieno giorno e in pieno centro? E d’accordo che il medico non è tenuto alla denuncia: ma come fa un poliziotto a fingere che in quel luogo non si registri un quotidiano via-vai di gente fuori regola?

Comunque lo si guardi, lo strano azzardo di Bassano solleva nugoli di dubbi e di questioni. Non a caso, in Veneto ne è nato un caso. Dalla Regione al Comune, è tutto un attivarsi «per assumere chiarimenti».

Al di fuori delle istituzioni, la gente si limita alle considerazioni forse più banali, ma non per questo meno sentite: sta’ a vedere che noi dobbiamo metterci in lista per avere una visita, mentre i clandestini ce l’hanno subito. Si respira una fastidiosa aria di paradosso sociale. Peggio: di beffa all’italiana. E come negare che la questione si porti dietro risvolti odiosi. È fondata la sensazione che lentamente, in questa strana nazione, la clandestinità si stia trasformando: sembrava una colpa, sta diventando un merito.