Il clandestino di Simenon parla tedesco

Daniele Abbiati

Straniero di fatto, più che in senso esistenziale; estraneo e intruso, più che annoiato e sradicato, lo straniero di Georges Simenon ricorda comunque Lo straniero di Camus. Personaggio, come Meursault, fuori registro, fuori sincrono rispetto alla scena, e anche un po' fuori di testa, Hans Krull «nacque» tre anni prima della disturbante creatura camusiana, nel 1939. Ed è tra le figure in fondo più «dure» che troviamo nei romans durs del maestro belga, quelli dove la durezza del vivere non viene mitigata dalla bonomia di Maigret.

Viene dalla Germania, da Emden, questo venticinquenne senza arte né parte eppure molto sicuro di sé, e approda, come una delle chiatte che osserviamo nel canale lì a fianco, proprio a La casa dei Krull (da giovedì prossimo nelle librerie), drogheria-emporio-mescita-abitazione dove vivono e lavorano i suoi parenti, pesci fuor d'acqua mai integratisi né con i vicini, provinciali sospettosi e chiusi, né tanto meno con la limitrofa, anonima città, belga o francese, chissà. Sono vostro nipote, dice a Maria che fa le pulizie e a Cornélius che lavora ai suoi cesti, sì, vostro cugino, dice al coetaneo Joseph, ad Anna, la figlia maggiore, e alla minorenne Liesbeth, e sono esule dalla Germania per motivi politici... Accolto di malavoglia, non ci mette né uno né due a sedurre la piccola di famiglia, e ad accomodarsi in tutto e per tutto. Per uno scherzo del destino sarà lui ad avvistare per primo, tra i flutti fangosi intorno a cui scivola monotona l'esistenza della comunità poco comunitaria, la vittima di un misterioso assassino, violentata e poi strangolata.

E sarà questo, mentre la polizia insegue il fantasma del colpevole, il fattaccio che, soffiando sulla cenere del risentimento e dello sciovinismo farà di tutti i Krull, gli stanziali e l'occasionale ospite, i bersagli di un odio atavico, figlio di una guerra che non è ancora finita e padre di quella che sta per scoppiare. «La gente era tutto il resto dell'umanità, l'oceano vivente che circondava l'isola della famiglia: cominciava dai Guérin per estendersi fino ai confini del mondo». Hans, l'indesiderato, il reietto, lo straniero, è il gatto nero che dà corpo alla maledizione dei Krull. Ritratta in bianco e noir da un Simenon al suo meglio. E forse persino pacifista.