Clandestino, stupratore e libero di delinquere

Grazie alla sanatoria del ’95 ottenne un permesso di soggiorno

da Milano

Come può farla franca uno stupratore, che è anche uno straniero extracomunitario, irregolare e pregiudicato, con ben due ordini del questore a lasciare il territorio nazionale alle spalle? Come può girare liberamente e continuare imperterrito a compiere reati senza essere bloccato, arrestato e allontanato in maniera definitiva dal nostro Paese? Come direbbe qualcuno le domande (tante) nascono spontanee dopo l’arresto in flagranza di Yousef (alias Youcef) Maazi. Il 43enne algerino è finito in manette lunedì con l’accusa di violenza sessuale dopo essere stato sorpreso da due vigilesse mentre, in un sottopasso dietro la Stazione centrale, violentava un ragazzone di 17 anni affetto da una menomazione psichica sin dalla nascita. Il giovane, all’insaputa dai genitori (che avevano già sporto denuncia di scomparsa ai carabinieri) si era allontanato da casa, in provincia di Varese, da sabato sera.
Veniamo quindi a lui, all’algerino arrestato. E seguiamone le tappe attraverso il suo curriculum criminale che testimonia come l’extracomunitario sia stato fermato e denunciato in Italia per ben 21 volte (compreso l’arresto dell’altro ieri) dal 2003.
Yousef è nato in Algeria il 16 novembre 1964, ma si trova in Italia ufficialmente da quando era 31enne ed esattamente dal 30 marzo 1996 (data del suo primo permesso di soggiorno) quindi da oltre dodici anni. Risulta residente a Campobello di Licata, a una quarantina di chilometri da Agrigento dove, a dire il vero, per un po’ ha pure abitato, in via Francesco Crispi 33. Il nostro malvivente, infatti, nella sua vita può fregiarsi di aver goduto anche della posizione giuridica di «extracomunitario regolare sul territorio nazionale». Dal marzo ’96 fino al marzo ’98, infatti, ha avuto un permesso di soggiorno grazie alla sanatoria del 1995 che permise a 270mila stranieri di regolarizzare la loro posizione in Italia. Un documento rinnovatogli il 15 aprile 2000 fino al 30 marzo 2002.
Da quella data Yousef Maazi, non ha mai più rinnovato il suo permesso di soggiorno in Italia. E fino all’aprile 2004, quando gli verrà notificato il primo ordine del questore a lasciare l’Italia, sarà responsabile di una sfilza di reati senza che mai nessuno riesca a cacciarlo.
Il 19 gennaio 2003 il «nuovo» Maazi (l’irregolare) viene identificato per la prima volta dalla polizia a Milano e, cinque giorni più tardi, sempre sotto la Madonnina, viene fermato e identificato nuovamente. Il 26 gennaio viene denunciato a piede libero, sempre dai poliziotti milanesi, per atti contrari alla pubblica decenza.
Il 16 marzo 2003 quindi Maazi viene arrestato per furto dai carabinieri di Desio (Mi) ma a novembre è già libero, per strada visto che a controllarlo, stavolta, sono i militari di Milano.
Il primo ordine del questore del capoluogo lombardo a lasciare il territorio nazionale e la contestuale espulsione del prefetto Maazi lo riceve il 16 aprile 2004, quindi a quasi due anni dalla data di scadenza del suo permesso di soggiorno. Qualche giorno più tardi (23 aprile) l’algerino viene arrestato per aver violato quell’ordine. Tuttavia, una volta processato e condannato, viene rimesso in libertà. E nuovamente si rimette a scorrazzare in giro per l’Italia, dalla Lombardia alla Liguria (Sanremo) e annovera sette denunce, tra le quali una per rapina, e due per droga.
A notificargli un nuovo ordine del questore a lasciare il territorio nazionale (il secondo) è il commissariato di Vasto (Chieti) il 5 maggio 2006. Un provvedimento che l’algerino ignora, salvo poi essere arrestato 20 giorni più tardi dai carabinieri, a Milano, dopo una rissa.
Finito in carcere a Bollate, ne esce sei mesi dopo, il 2 novembre 2006, ma gli bastano poco più di cinque mesi per finire ancora in manette per spaccio. Arrestato dai carabinieri a Milano, è condannato e portato nel carcere di Nuoro. Non ci resta molto visto che il 5 maggio 2007 esce e il 12 febbraio 2008 è di nuovo a Milano dove viene denunciato anche l’8 marzo perché non ha documenti. Esattamente un mese dopo, il 7 aprile, finisce in manette viene arrestato per aver violentato il minore disabile. E ieri, non più una domanda ma una legittima constatazione è nata spontanea dalla bocca del gip di Milano che ne convalidava l’arresto, Guido Salvini: «È preoccupante che in tutto questo periodo non sia stato effettivamente eseguito alcun provvedimento di allontanamento a carico di quest’uomo».