Class action e azioni legalicontro lo spot di BenettonL'ira di Vaticano e islamici

Benetton decide di ritirare la pubblicità in cui il Papa bacia l'imam del Cairo, ma fioccano le polemiche. Il Vaticano valuta azioni legali. Il Pdl propone la class action

Quando, più di dieci anni fa, Oliviero Toscani lasciò, Alessandro Benetton gli disse: "Basta provocazioni, basta pubblicità trasgressive". "Alla fine - commenta il pubblicitario - mi sembra che il padre sia stato più bravo e meno presuntuoso". E adesso Benetton rischia azioni legali. Il bacio tra papa Benedetto XVI e l'imam del Cairo Ahmed al-Tayyeb non è piaciuto. E l'ennesima pubblicità choc firmata dal colosso di Ponzano Veneto ha alzato un gran polverone: più che gli animi degli italiani, che ieri mattina hanno snobbato l'operazione di guerrilla marketing fatta a Roma e a Milano per la campagna "Unhate", lo spot sembra aver infastidito i vertici della Santa Sede e della chiesa egiziana. L'attacco alla Benetton, insomma, è stato unanime.

Già ieri sera padre Federico Lombardi aveva annunciato misure legali contro "un uso del tutto inaccettabile dell’immagine" del Santo Padre. Oggi il Vaticano è passato ai fatti. E la segreteria di Stato ha subito incaricato i propri legali di intraprendere, sia in Italia sia all’estero, "le opportune azioni al fine di impedire la circolazione, anche attraverso i mass media, del fotomontaggio realizzato nell’ambito della campagna pubblicitaria Benetton". Per la Santa Sede, infatti, il fotomontaggio risulta "lesivo non soltanto della dignità del Papa e della Chiesa cattolica, ma anche della sensibilità dei credenti". D'altra parte, questa mattina, già Avvenire attaccava duramente la nuova campagna pubblicitaria di Benetton. "Pasticciare con i simboli e i sentimenti religiosi è sintomo non di creatività ma di grossolana pigrizia dell’intelligenza", ha scritto Umberto Folena sul quotidiano cattolico parlando di "grave atto blasfemo" e "offensivo".

Contro il gruppo fondato da Luciano Benetton nel 1965 non si muove solo la Chiesa cattolica, ma anche la politica. Nel centrodestra la condanna è pressocché unanime. Nonostante i vertici della Benetton abbiano deciso di ritirare lo spot, il senatore del Pdl Stefano De Lillo proporrà, a breve, una azione penale. Non solo. "Poiché la multa prevista è ridicola per un gruppo industriale come Benetton (dai 2mila ai 6mila euro, ndr) - ha spiegato l'esponente del pdl - proporrò a tutti coloro di ogni credo o confessione che si siano sentiti offesi nel loro sentimento religioso, di predisporre una class action contro il gruppo". D'altra parte ad attaccare il gruppo veneto non c'è stata soltanto la Santa Sede. Anche un consigliere dell'imam della moschea di Al Azhar al Cairo (massima istituzione dell’islam sunnita) ha definito "irresponsabile e assurdo" il fotomontaggio pubblicitario. Azab si è, infatti, chiesto se iniziative di questo tipo non possano rivelarsi "pericolose per i valori universali e la libertà di espressione come le si intende in Europa".